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1985 – La recensione

1985 – La recensione

Gli autori di 1985, sono una coppia di tutto rispetto. Mark Millar è uno degli sceneggiatori europei più conosciuti e di maggiore successo nel mondo fumettistico. Non è possibile non conoscerlo, anche solo per opere come Civil War (2006) oppure per aver dato vita ad Old Man Logan (2008). Ma al di fuori della Casa delle Idee ha realizzato storie innovative come Kick Ass (2008).

Mark è qui accompagnato dai disegni di Tommy Lee Edwards con alle spalle diversi lavori per la DC, su Batman, e come illustratore per il mondo del cinema. Parliamo subito dei disegni dell’opera in questione, i disegni di 1985.

I disegni

I disegni di Lee Edwards presentano un tratto estremamente particolare e deciso, caratterizzato da delle linee relativamente grosse. Ciò va a trasmettere un senso di oppressione, ci porta nel mezzo di un mondo tetro, oscuro. Il nostro mondo.
Qui sembra quasi aver abusato del tratto, cambiando radicalmente poi quando si ritrova a disegnare il mondo dentro i fumetti. Il mondo di fantasia che è quello Marvel. In questa circostanza il tutto si fa più fine, più sottile, meno marcato e con un uso di colori più vivaci.

Un tratto meno insano e schizofrenico nel momento in cui ci troviamo ad osservare il mondo perfetto ed utopistico dell’universo Marvel, cosa che invece caratterizza quando trasporta gli avvenimenti che avvengono nel nostro mondo. Ebbene sì, sono presenti due stili differenti di disegno. Un primo oscuro, per dare vita al racconto dell’universo di noi lettori.

Non un fumetto qualunque…

1985 non è una graphic novel qualunque. Racconta del nostro mondo che, un giorno come gli altri, viene in contatto col mondo fantastico del fumetto. Non è la prima volta che la nostra realtà, trasposta nel fumetto, va ad influenzare, sotto alcuni punti di vista, avvenimenti e fatti degli eroi Marvel. Era successo con l’intromissione della figura dell’Arcano in uno dei primi eventi, Le guerre segrete (1984) di Jim Shooter e Mike Zeck, un anno prima dell’ambientazione della storia qui trattata. Non a caso il fumetto apre con alcune tavole che si ispirano al finale de Le guerre segrete, ciò per collegare al meglio anche l’ambientazione.

È il 2008 ed il protagonista è, ancora una volta, il nostro universo. Ma perché si è scelto di svolgere le vicende a metà degli anni ’80? Il motivo non è solo dato per rifarsi al crossover dell’anno precedente. Il 1985 è un anno che fa da ponte tra due modi diversi di fare fumetto. Sono gli anni nei quali arrivano negli scaffali scritti come V per Vendetta e Daredevil Born Again. Si tratta del periodo che dà inizio all’invasione degli scrittori britannici, di cui Millar ne è un esempio.

Il tutto, il fumetto, si fa più letterario, più completo, con meno semplificazioni e nuove sperimentazioni. Guardando ancora più in generale, la metà degli anni ’80 sono un periodo di mutamento. Sta per cadere il muro. Si svolgono i concerti di Live Aid.

Il 1985 non è un anno, che ne dà appunto il titolo, scaturito per puro caso.

…ma una storia che parla di fumetti di supereroi

Per chi legge oggi questa storia non potrà non pensare al cliché. Oramai siamo sommersi da numerosi film o serie televisive che vengono ambientare negli anni ’80. Magari uno che si avvicina all’opera per la prima volta potrebbe storcere il naso per ritrovarsi a leggere un’opera nostalgica dei tempi passati. Ma stiamo parlando della casa delle meraviglie. E meravigliarsi, con questo racconto, è quello che si prova arrivando all’ultima pagina.

Protagonista, di questi sei capitoli che danno vita a 1985, è un giovane ragazzo, Toby Goodman, il quale vive un’infanzia difficile; i propri genitori sono separati, a scuola è la pecora nera e da casa non esce mai. Le uniche cose che lo rendono di nuovo vivo sono le storie raccontate attraverso i disegni di quegli albi dalle copertine tutte colorate.

Ricominciai a comprare fumetti a tredici anni… dopo due anni passati a cercare disperatamente di essere una persona normale. Bastarono il divorzio dei miei genitori e un numero a caso di Iron Man a riportarmi in questo semplice mondo in cui ogni problema poteva essere risolto in ventiquattro pagine. Toby Goodman

D’un tratto, i personaggi di cui il ragazzo legge nei suoi fumetti, iniziano a presentarsi nel suo mondo, nella nostra, ipotetica, realtà. Scorgerà la figura del Teschio Rosso dietro ad una finestra. Vedrà scontrarsi Hulk. E da questo momento la sua vita non sarà, come già potete immaginare, più la stessa. Sarà coinvolto, più di quanto vorrebbe, e da qui un suggerimento. Non dovete liberarvi dei vostri fumetti. Non dovete venderli, ne buttarli. Potrebbero rivelarsi una porta o salvarvi la vita. Soprattutto se siete gli unici a conoscere i personaggi, i loro punti forti e le vulnerabilità.

Lettura estremamente consigliata, non solo per i fan della Marvel, ma per tutti coloro che amano il fumetto. La storia è matura, drammatica ed attuale che coinvolge in un finale potente dal lato emotivo. Ne uscirete cambiati. E se affermate di non esservi lasciata sfuggire una lacrima, mentite. O magari siete il Teschio Rosso.

VOTO

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