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Cotton Tales vol. 1, 2 – Recensione

Se si descrivesse Cotton Tales in una parola, sarebbe certamente: onirico. Sarà la sensazione di immergervi in un’atmosfera inedita, infatti, quella che vivrete leggendo questa bellissima opera di Jessica Cioffi (in arte Loputyn). Il fumetto è edito dalla Shockdom che, ancora una volta, vi farà conoscere una talentuosissima artista italiana. Pronti a immergervi nel mondo di Loputyn?

Attenzione, però. Sebbene sognante sia il termine corretto per descrivere Cotton Tales, non vi dovrete lasciare ingannare. Sin dalla prima pagina scoprirete che è necessario andare oltre la bellezza estetica più immediata, per approdare alle reali intenzioni della narrazione. Si tratterà, infatti, di guardare cosa si cela dietro la maschera che indossano i protagonisti. Andare oltre, è ciò che vi verrà in mente quando vivrete le avventure di Nicholas (il protagonista della storia). Dietro la perfezione di un’arte che non conosce sbavature, il sommerso è sempre quella parte che porta a farsi scomode domande.

Quesiti che, inizialmente, si accavalleranno e si confonderanno all’esistente. Vivrete, insieme al giovane rampollo, la scalata che porta al superamento dei confini tra reale e irreale. Soffrirete, quasi, con lui, questa paradossale dicotomia. Approderete, dunque, alla scoperta della verità in modo graduale. Il tutto secondo un ordine, che vi porterà a infilare tutti gli eventi sotto la corretta prospettiva. Man mano che tutti i quesiti troveranno risoluzione sarete condotti verso un finale di opera che vi colpirà molto più di quanto, avreste mai potuto pensare.

Il giovane Nicholas scopre al risveglio di essere vittima di un incidente le cui conseguenze gli hanno causato un’amnesia: non ricorda più nulla del proprio passato. Non riesce a riconoscere il padre, né il ragazzo che viene incaricato di prendersi cura di lui. Nella grande villa che scopre, essere la propria casa, Nicholas ha strane e inquietanti visioni, come il fantasma di una giovane ragazza che di notte si aggira per i corridoi. Una storia dalle tinte misteriose e dal sapore vittoriano.

Loputyn v’introdurrà alla lettura della sua opera con delicatissimi, e alquanto pertinenti, riferimenti a “Alice nel paese delle meraviglie”. Come il bianconiglio sarà, per Alice, il tramite con un mondo sommerso, i Sylvilagus di Cotton Tales (conigli con un lungo e sottile corno sulla fronte), costituiranno il collegamento con una natura magica e primordiale. Essi sono degli spiriti legati all’essenza di un mondo profondo, privo di condizionamenti. Per manifestarsi, però, hanno bisogno di essere umani che fungano da ponte tra il mondo tangibile e quello intelligibile. Persone che sappiano liberarsi dalle limitazioni umane e che comunichino con l’invisibile, riesumandolo.

L’opera è una novel molto intensa a livello inconscio. Essa anche se, per ipotesi, fosse spogliata del gusto estetico, indubbiamente molto forte, non cederebbe mai sull’importanza e sulla vivezza del messaggio. Si evince in modo distinto, la necessità di armonia fra uomo e natura. Una natura che è matrice del mistero della vita e che, collega l’essere umano al mondo (tangibile e non) lungo tutto il suo ciclo vitale. Che cos è, in fondo, quel continuo cerchio che dalla vita conduce alla fine? E che cosa sarebbe questo mistero incessante che tramite la fine, riconnette al principio di un’incognita insoluta, di cui anche noi siamo parte?

Loputyn v’indurrà a porvi quesiti interessanti e vi farà comprendere, in modo chiaro, che la risposta è molto più semplice di quel che s’immagina. Basterebbe semplicemente ascoltare questo polmone vivente che è il mondo, per poi, riscoprire il legame istintivo. Ma la maggior parte dell’umanità non cede, non ascolta, rincorre il potere, fa del male.
I personaggi trovano una caratterizzazione completa e matura. I momenti di eccessiva tensione, sono smorzati da gag che lasciano un sorriso.

Lo stile dell’autrice richiama un disegno ricercato. I protagonisti sembrano assomigliare a bambole di porcellana. Sono eterei, con sguardi che, a primo impatto, non sembrano emanare “umanità” . Il disegno rende appieno lo stile dell’opera. Finanche il rapporto padre-figlio è quasi, insolito. La genitorialità sembra essere rilegata alla freddezza di un’atmosfera che, pian piano, lascerà posto alla dissoluzione di ogni patina. I contorni tra questa estetica (meravigliosa e armonica) e gli eventi narrati, sfumeranno in vista del finale.

Il senso di tutto sarà concentrato nelle ultime pagine. È lì che i demoni saranno sconfitti e tutte le maschere cadranno. Gli antagonisti, spogliati di ogni sovrastruttura, appariranno per quel che sono: anime perse. Essi sono così profondamente disconnessi dalla natura, da non riuscire a vedere i limiti della propria condizione. Ormai, non possono più incutere timore. Una volta posti innanzi alle mancanze e fatta cadere la maschera, con essa, emergeranno dall’abisso tutte le lacerazioni e le fragilità che l’umano si porta dietro. Insicurezza, gelosia, invidia, desiderio: tutto è spogliato dalla verità.

La Shockdom con Loputyn vi farà un grande regalo. Oltre alla bellezza, vi elargirà la profondità di un messaggio sul quale riflettere e Cotton Tales, vi fornirà il collegamento tramite il quale il lettore potrà entrarvi in relazione. Un po come i dolcissimi Sylvilagus costituiscono nella narrazione le sinapsi, verso l’ignoto. Consigliatissimo!

VOTO

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