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Frank Miller Robocop – Recensione

Frank Miller Robocop – Edizione definitiva

È il 1988. All’apice della sua carriera, il leggendario autore di fumetti Frank Miller viene chiamato a scrivere le sceneggiature dei due sequel di Robocop, il film cult diretto dal regista Paul Verhoeven. Le idee del creatore di capolavori come SIN CITY300 e BATMAN: IL RITORNO DEL CAVALIERE OSCURO verranno però completamente rimaneggiate dalla produzione e non raggiungeranno mai lo schermo nel modo in cui il suo autore le aveva pensate.

Molti anni dopo, lo scrittore Steven Grant e i disegnatori Juan José Ryp e Korkut Öztekin – insieme allo sceneggiatore Ed Brisson che crea un epilogo alla storia immaginata da Miller – hanno realizzato una versione a fumetti grottesca, iper-violenta e intrisa di dark-humor di quelle due storie. Versione che viene finalmente raccolta in un unico, definitivo e monumentale volume, che dà ai lettori italiani la possibilità di recuperare uno dei capolavori di Frank Miller (che firma la copertina del volume).

Prima di iniziare è doveroso fare presente che qui trovate anche la recensione su Robocop: vivo o morto vol. 1 sempre edito da saldaPress.

ll Robocop di Frank Miller è un opera che si contraddistingue per il suo essere non solo feroce, adrenalinica e violenta. No signore! Infatti riesce a prendersi (anche) i giusti spazi con non poca ironia e sarcasmo che risultano in linea con l’ambientazione e tutto lo storytelling. Pagina dopo pagina, noterete che i personaggi affronteranno situazioni enfatiche che vengono minuziosamente orchestrate da Miller con arguzia e con battute totalmente (e politicamente) scorrette.

Questa principale propensione viene evidenziata anche sui disegni. Il modo in cui viene accentuata la violenza e l’utilizzo della nudità femminile porta l’opera su altri fronti tipologicamente e stilisticamente – a tratti, ma di rilievo – diversi. Anche se, per chi non è abituato, questi “eccessi” potrebbero risultare come una forzatura. Fortunatamente, questo “indotto” non è mai (e ripeto mai), fine a se stesso e risulta più naturale di quanto si possa pensare. Come detto poco sopra, non è un caso che l’opera si allinea anche nel genere pulp e non solo quello fantascientifico.

A creare una certa uniformità, o filo logico a dir si voglia, tra il primo film di Robocop e quindi a tutta la fantasticheria – sfrenata –  di Miller troviamo il saper ritrarre al meglio la società di Detroit. L’autore riesce a cogliere al meglio l’atmosfera di Verhoeven. I cittadini non ricordano più quanto fatto di buono dalla polizia. Anzi, partecipano attivamente al continuo declino della società. Insomma una città dove ogni forma di aspetto positivo come l’innocenza, l’adolescenza e l’infanzia viene bandita.

Le uniche modifiche che scindono dall’universo cinematografico includono: l’unità di mercenari corporativi di Kong (l’unità “Rehabs” guidata da Charlie Seltz del terzo film); Dr. Love, uno “psicoanalista” liberale-progressista che lavora per l’OCP; e altri due nuovi personaggi di cui non vi svelerò nulla.

Gli artisti coinvolti sono Juan Jose Ryp e Korkut Öztekin. L’impatto che riescono egregiamente a tirare fuori è simile a quella del fumettista statunitense Robert Dennis Crumb. Anche i personaggi femminili, come l’agente Anne Lewis per esempio, non sfuggono alla meravigliosa impersonificazione che risulta molto grintosa e di forte impatto. Questa minuziosità viene applicata anche a tutto quello che è il concept e i “contorni come: esplosioni, fumo, spari etc. Ma se avete familiarità con l’arte di Robert Crumb, come detto, potete già immaginare di cosa sto parlando. I colori sono tenui e stabiliscono quello che poi sarà l’umore narrativo in tutto il suo complesso. Lo stile artistico si lega bene a tutto l’aspetto colori e nel loro insieme riescono a trasmettere dinamicità e eleganza, ma allo stesso tempo sono ricche di tanta potenza.

In conclusione, Frank Miller Robocop è una lettura divertente, soprattutto se siete fan di Robocop. La visione di Miller su Murphy/Robocop si estende a livelli di pensiero estremamente complessi. Se vi aspettate solo un; “spara qua e ammazza lò”, vi sbagliate enormemente o per lo meno non troverete assolutamente solo questo.

Citando – a tratti – lo Zilbadone di Leopardi: “Che l’uomo naturale sarebbe vissuto come gli altri animali senza vestimenti. Questo è un gran colpo, tanto alla pretesa legge di natura, ingenita ed essenziale quanto alla pretesa necessità, o naturale o primordiale e sostanziale disposizione dell’uomo alla società”.  Ed effettivamente, l’idea della “perfezione” creata dall’uomo (cioè un carro armato eretto) è qualcosa che Robocop simboleggia in tutto il suo splendore attraverso, affinità a dei pensieri del famoso poeta . Il poliziotto ideale in tempi turbolenti.

VOTO

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