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Frozen 2 – Recensione

Poster Frozen 2

Di chi stiamo parlando? Ovviamente di Elsa e Anna in Frozen 2- il Segreto di Arendelle. La sinossi è presto inquadrata: un richiamo misterioso, un viaggio nell’ignoto e la scoperta delle origini, il tutto condito da una regia (Chris Buck e Jennifer Lee) curata al dettaglio e animazioni così fluide che, insieme alla scenografia, costituiscono una gioia per gli occhi. Ciliegina sulla torta, una colonna sonora che non ci sta a fare da semplice cornice ed, in effetti, questo Frozen potrebbe quasi sembrare un musical.

Ora che Arendelle e la sua famiglia vivono in armonia, Elsa non vorrebbe per nessun motivo turbare la quiete di entrambe, ma sente una voce, che nessun altro ode, che le mostra frammenti del suo passato e le promette risposte riguardo alla sua identità. Per seguire questo richiamo e trovare una spiegazione ai suoi poteri, decide di viaggiare attraverso la foresta incantata di cui le parlava il padre, nonostante questo significhi dover dominare gli spiriti dell’Aria, dell’Acqua, del Fuoco e della Terra. Anna la segue, determinata a proteggere la sorella, e naturalmente Kristoff, Sven e Olaf si uniscono all’impresa.

L’effetto generale non è per niente “disturbante”, giacché tutto è perfettamente contestualizzato e che proprio alle canzoni è affidato il compito di risolvere le tensioni dei personaggi. Si usa il canto anche come corsia di favore per comunicare direttamente allo spettatore, senza filtri e senza aspettare lo scioglimento dell’intreccio raccontato: la musica parla di parole vibranti.

Con la canzone di Kristoff si punta a ironizzare sulla visione di un uomo stereotipato, con richiami volutamente “trash”, anni ’80. Con “Fai la cosa giusta”, quella di Anna, il registro cambia. Si parla di smarrimento, sconforto, dolore sino al punto di far diventare lo stesso brano quasi un percorso catartico verso il superamento della perdita.

È, però, con i brani di Elsa che il messaggio del film esplode in tutta la sua forza. In “Mostrati” la protagonista viene a patto con se stessa, culmine di un percorso emotivo che l’ha cambiata, maturata e spinta, ora, a percepirsi come realmente è. Elsa ed Anna sono sicuramente la forza trainante della pellicola. Con loro viene definitivamente accantonato un tipo concettuale figlio di un retaggio culturale antico.

Le bambine di oggi possono rapportarsi con una femminilità più varia e totalizzante per cui, oggi, una donna può essere tutto ciò che vuole e non scegliere  “questo” o “quello”. Le due sorelle ci insegnano che non c’è un modo universale e “corretto” di essere donna, perché ognuna è semplicemente se stessa. Elsa ha un’indole fiera, poco avvezza all’amore romantico, una perfetta amazzone. Il suo personaggio si è trovato “imprigionato” da una corona troppo ingombrante: la regina cozzava con la natura indomita. Anna è quasi la rappresentazione di una “madre”: battagliera, testarda, cieca e a tratti “asfissiante” nei confronti della famiglia.

Coraggiosa come Elsa ma è quando si tratta di difendere chi ama, è che esprime al meglio il suo cuore impavido. La principessa è l’ancora degli affetti che lega Elsa alle sue insicurezze ma le dà, contemporaneamente, il modo anche di non perdersi nei suoi poteri, consentendole, infine, di trovare il giusto equilibrio. Sono due femminilità che si compensano, profondamente differenti ma legate.

Il messaggio, alla fine, che si tratti del rapporto tra personaggi, o che si tratti di popoli diversi (quello di Arendelle da una parte e dei Noltruldi dall’altra) è che le differenze non costituiscono un limite ma un potenziale tutto da esplorare. Il film tocca corde profonde: lo scorrere del tempo di cui tanto parla Olaf (sempre smagliante nella sua comicità ingenua e fresca); il tema della memoria, un po’ il leitmotiv che torna ridondante quasi come monito; quello della “paura dell’ignoto”, co-antagonista insieme al tempo che corre incessante e che ci limita inevitabilmente.

Cristallino come il ghiaccio di Elsa. Frozen 2 non è un film scevro da difetti: risoluzioni eccessivamente rapide e, forse, troppi avvenimenti che avrebbero meritato un maggiore approfondimento ma, alla fine, si parla pur sempre di un film Disney e il target è quello che è e, menomale che sia così.

Se c’è una cosa che la pellicola fa e anche bene, è quella di far sognare lo spettatore e che sia adulto o un bambino poco importa: a certe cose ci si dovrebbe avvicinare senza pensare troppo. A un occhio più analitico Frozen 2 potrebbe risultare un poco confusionario ma, certamente, si tratta di un film da vedere, magari in famiglia, magari con figli, fratelli e sorelle più piccoli, se non altro per godere dello spettacolo tecnico che la casa di topolino ha calato sul piatto, facendo sicuramente un poker d’incassi al botteghino.

VOTO

Recensione a cura di Ilaria Inglese per Playgamesitalia.com

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