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Green Valley – Recensione

Edita da SaldaPress, Green Valley di Max Landis e Giuseppe Camuncoli, potrebbe essere scambiata benissimo per (solo) una letteratura cavalleresca. Effettivamente è anche questo, ma non solo!

cavalieri di Kelodia amano la loro terra e, per proteggerla, sono costretti a scendere in battaglia contro un potente avversario. Dovranno usare tutta la loro astuzia e abilità per sopravvivere e fare ritorno al loro regno. E, quando tutto sembra risolto, si compie la tragedia che segnerà il loro destino e quello della loro terra. Ma si tratterà solo dell’inizio di un’avventura sensazionale attraverso lo spazio e il tempo, una sfida che li costringerà a confrontarsi con un mago dai poteri mai visti e con draghi che non sono quello che sembrano.

Inizio tutto con un errore…

Avete presente l’immagine classica di un cavaliere? Sarebbe quella di un soldato che combatte i nemici del proprio Signore e Re a cavallo, sostenendo i principi della cavalleria. A questo mettete viaggi nel tempo e “Draghi” ed otterrete Green Valley.

Lo sceneggiatore Max Landis, nonostante la sua giovane età, adotta nello specifico una rivisitazione del “C’era una volta…” in chiave di una moderna novella. Infatti, nonostante certe conversazioni tra i personaggi potrebbero risultare altisonanti al genere con tutta la retorica che ne concerne, il tutto risulta come una narrazione breve e semplice (forse troppo), che è – in questo caso – più breve di un racconto, nella quale c’è un’unica vicenda semplice e in sé conclusa.

Questa metodologia, indubbiamente, apre le porte anche a tutti coloro che non hanno voglia di intraprendere letture complesse, ma nel contempo priva e “sporca” un po’ quello che potrebbe essere l’operato narrativo nel suo complesso facendo perdere, ad un certo punto, il senso stesso del racconto (soprattutto alla fine). Insomma, va bene, ma non benissimo. Forse sarebbe bastato diminuire leggermente i ritmi e la quantità di informazioni che si hanno in poche pagine, piuttosto che inserire quasi una cadenza cinematografica che deve dire tutto in poco tempo. Giusto sottolineare che questo non è un aspetto negativo, ma se si abusa, nemmeno positivo.

Purtroppo, alcune volte, forzare quello che sono gli avvenimenti per mettere in risalto quella che in gergo cinematografico viene definita come “curva dell’attenzione”, può andare a discapito dell’equilibrio delle parti. Provate a seguirmi: prendiamo una qualsiasi opera, dividiamola in atti. Nel primo atto andremo dalla scena 1 alla 30. Secondo, dalla 31 alla 90. Nel terzo dalla 91, alla 120.

Cosa vuol dire questo? Nell’equilibrio generale, lo sviluppo (il secondo atto nell’esempio) deve occupare pari spazio al Primo e al Secondo Atto sommati. Cioè significa che la presentazione non deve prolungarsi troppo, per non tradire l’attesa del lettore che vuole entrare subito nel cuore della vicenda vera e propria, e che la conclusione non deve essere “sbrodolata”. Ecco, il problema, senza troppi spoiler, sta proprio lì.

I disegni dell’italianissimo Giuseppe Camuncoli sono molto realistici. La cosa che quasi sicuramente vi toccherà sono l’espressioni e i momenti di tensione realizzati dal fumettista emiliano romagnolo. I primi piani di sofferenza, d’ira, di delusione, le inquadrature dall’altro, in panoramica… insomma eccezionale. Le chine di Rathburn e i colori di Beaulieu funziona e entrano bene nel concetto stilistico di Camuncoli. I colori sono vivi ad un certo punto anche fluo. Soprattutto quando devono teorizzare l’ambiente circostante: un aura di rosso fiammeggiante nei villaggi in fiamme, il grigiore del dopo incendio, il verde delle praterie etc. Ottimo.

Conclusioni

Dal titolo che stimola un’avventura on the road (on the time) e da un insieme di narrativa simile a poemi inerenti ovviamente alle gesta di cavalieri medievali, codice morale, epicità – che si alterna a toni satirici e grotteschi – e un bel po’ di fantascienza, Green Valley riesce intrattenere il lettore benissimo. Interessante anche se, un certo tipo di abuso da parte dell’autore, vi potrà (non per forza) fare storcere il naso. L’impatto artistico è a dir poco eccezionale e si contestualizza benissimo sia con i colori che con tutta la storia fortificando il senso del fantasy misto fantascientifico. Consigliato? Sì! Soprattutto se vi volete avvicinare ad una lettura piacevole, interessante e senza pretese.

VOTO

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