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Hien 3 – Recensione

Torniamo, oggi, a parlare del manga italiano Hien, di Riccardo Lo Giudice, edito Shockdom, arrivato al suo volume conclusivo, il numero 3.

Ambientazione

In questi capitoli finali, i luoghi si fanno più cupi, per quanto mantengano caratteristiche riconoscibili e in comune con quelli descritti in precedenza. Viene introdotto man mano un ambiente che potremmo definire onirico, che aiuta nell’esposizione dei fatti (la storia sarà segnata da molti flashback) e nell’analisi delle due storyline principali: quella di Sam e quella della Kitsune.

Personaggi

Come sottolinea l’autore nella postfazione, i personaggi secondari, che precedentemente spiccavano più dei principali, vengono offuscati, sfumati, dalle concatenazioni di eventi che abbracciano il giovane umano e la donna-volpe. Vengono introdotte, in cambio, figure che, attive nella storia, la rendono più chiara e, verso la metà del volume, si inizia a comprendere quale sia stato il passato dei personaggi.

Narrazione

Tasto un po’ dolente di quest’ ultimo volume è, però, la narrazione: il processo di sfumatura di cui abbiamo poc’anzi parlato, risulta a tratti troppo netto. Ci si trova, infatti, davanti a un’apparente sparizione di alcuni personaggi, come se la storia fosse stata compressa (cosa, peraltro, ammessa dall’autore stesso nella postfazione).

LEGGI LE RECENSIONI DI HIEN VOLUME 1 E 2 QUI

Va però detto che si tratta di un volume molto più corposo (più di duecento pagine) rispetto ai due precedenti (poco più di una settantina), e che le domande che generano le storyline principali ottengono risposte più che esaustive, le quali non appaiono eccessivamente scontate, anzi, un personaggio potrebbe tranquillamente vestire i panni del lettore che giunge a conclusioni affrettate sulla trama ma che, in realtà, si sbaglia; l’unico modo per capire il perché dell’errore è arrivare praticamente alla fine del volume. Un ottimo escamotage che rende il pubblico partecipe e capace di guardare la storia da un punto di vista esterno.

Disegni

Lo Giudice non si smentisce neanche questa volta: riesce a rendere gli ambienti cupi al punto giusto e tiene in pugno l’occhio del lettore con un tratto sempre preciso, oculato, accurato. I personaggi introdotti sono ben riconoscibili, ognuno con un suo dettaglio, un suo stile, una sua caratteristica peculiare; si tratta di un’accortezza fine, ma che contribuisce alla riuscita del volume anche sul piano grafico.

Le scene di combattimento si presentano espressive eppure molto calibrate, non c’è una pretensione verso l’eccesso, ma la dinamicità è resa distintamente. Spiccano, stavolta, gli scuri, specialmente i neri, che contribuiscono all’alone di mistero che avvolge la storia nel suo insieme, specialmente nei suoi capitoli finali.

Considerazioni finali

Quest’ultimo volume di Hien presenta dei tratti di debolezza a livello di trama, ma niente di eclatante: le storyline arrivano a conclusione e rispondono alle domande che avevano posto precedentemente in modo esaustivo. Restano un po’ sfocate le vicende dei personaggi secondari che, invece, avevano avuto rilevanza nei primi due volumi. I disegni attirano l’occhio, il tratto è sempre preciso e puntuale a seconda delle scene, e i personaggi hanno caratteristiche precise che li rendono riconoscibili anche in vignette affollate. In sintesi: le aspettative create sotto il punto di vista della storia nei primi due volumi vengono soddisfatte in linea di massima, ma dove la trama non si infittisce, i disegni rinsaldano il complesso.

VOTO
VOTO COMPLESSIVO OPERA

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