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Hillbilly 1 – Recensione

Hillbilly

Eric Powell è tornato con una nuova serie: Hillbilly, Edito in Italia da Panini Comics, la storia narra di un vagabondo errante chiamato Rondel che caccia mostri magici, streghe e demoni.

Un po’ western, un po’ fantasy, del tutto imperdibile!

Onestamente, non ero sicuro di cosa aspettarmi da questo titolo, ma si è rivelato – forse – uno dei miei nuovi fumetti preferiti. La storia segue un uomo di nome Rondel che dopo aver perso sua madre, giura di uccidere tutte le streghe sulle alture degli Appalachi, e lo fa esattamente in questo volume.

Infatti, in ogni capitolo di Hillbilly, verrete portati in un periodo diverso della vita di Rondel e di conseguenza in diversi suoi scontri. Apprenderete le sue origini, perché odia le streghe (entrando più nello specifico rispetto a quanto detto sopra), come ha ottenuto la sua arma e perché ha “occhi” così strani e una faccia nera macchiata di lacrime.

Gli avvenimenti in questo primo volume di Hillbilly sono a dir poco folli e pieni di “tanto da leggere” e per questo, ad alcuni, inizialmente, la lettura potrebbe risultare lenta. Ma ne vale la pena perché le storie sono avvincenti. Alcuni dei capitoli sono divertenti nonostante di base, l’intera opera in sé sia abbastanza violenta.

Con violenza non intendo quel splatter/horror dai comportamenti istintivi e tanta incontrollata aggressività spesso no sense, ma una sorta di violenza che viene filtrata attraverso una componente di narrazione che gli dona quel senso magico (capisco che potrebbe suonarvi strana la cosa). Giusto sottolineare che avrete, a tratti, la sensazione di un The Goon 2.0, ma fidatevi, stiamo parlando di qualcosa di molto diverso nonostante vedrete alcuni volti famigliari.

Un fumetto completamente inaspettato

L’arte di Powell è sempre appagante. Infatti la cosa che più ho apprezzato è stato proprio l’impatto artistico. I tratti morbidi e le forme leggermente arrotondate senza spigoli, misto a quello stile realistico sì, ma quasi cartoon è riconoscibile tra milioni di disegnatori. Le matite sono superbe, i colori sono applicati con gusto ovunque.

A volte le pagine sono praticamente in bianco e nero e/o sbiadite, a volte appare un’esplosione di colori tanto forte quasi d’accecarvi. Inoltre, il design dei personaggi, è assolutamente notevole. Ma chi conosce un minimo Powell sa di cosa sto parlando. Davvero diverso da tutti gli altri fumetti che ho letto di recente. La storia e l’arte che troverete in Hillbilly funzionano davvero bene insieme.

L’idea di un magico mondo antico ricco di mostri e alberi parlanti, streghe e mutaforma e un personaggio forte che cammina in mezzo a tutto questo è accattivante.

La trama forte, i personaggi interessanti portano Hillbilly ad essere un’opera molto avvincente. Volendo, i personaggi principali sono abbastanza complessi da portare avanti la storia con interesse per molto tempo.

L’ambientazione è straordinaria. Streghe e cacciatori di streghe negli Appalachi. Cioè… ma di cosa stiamo parlando? Come non si può rimanere affascinati da tutto ciò?! Soprattutto perché, molte delle cose che troverete in quest’opera sono tratte dal folklore e racconti popolari del territorio. Lo stile iperbolico dei personaggi e degli animali prende una piega soprannaturale che stupisce.

Ciò che è deliziosamente sorprendente e rinfrescante è la congegnata serie di avvenimenti che vivrete leggendo Hillbilly. Una lettura divertente e ponderata ma che vi darà tanto in quanto, nonostante il tema alla “Solomon Kane” non sia nuovo, in questo caso non è mai stantio.

Hillbilly ha un fascino semplice con un sorprendente mordente. Il dialogo e l’umorismo formano quell’anello di congiunzione autentico dei racconti popolari o, per certi versi, da racconto pauroso attorno ad un falò. Un po’ divertente, un po’ inquietante. L’arte impeccabile si unisce ad una storia mozzafiato dando vita a un trionfo fumettistico che vi sorprenderà a tal punto da desiderare quanto prima il secondo volume.

VOTO

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