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Isaak Friedl – Intervista

Senza passione l’uomo è una mera possibilità e forza latente, come la selce che attende la scossa del ferro prima di poter fare la sua scintilla.

Con queste poche parole, Henri-Frédéric Amiel, identifica l’essenza stessa che arde – diversamente – dentro ognuno di noi. Dall’inizio di tutto, fino ad arrivare ad oggi, la passione è il sentire dell’animo nella sua massima estensione, il più completo e più complesso, un energia dirompente che sviluppa in chi la prova – qualità geniali e sconvolgenti. Tutti la incontrano nella loro vita, ed io (assieme a molti altri) ho avuto la possibilità di incontrarla attraverso un opera fumettistica, nonché, Gurt di Oscarito, Isaak Friedl. Da quest’ultimo, noi iniziamo questa breve, ma intensa, intervista.

Paolo: Saltiamo i convenevoli, come “nasci” autore? Raccontaci!

Isaak: Ciao a tutti! Io penso di essere nato come “autore” quando, intorno ai sette anni, ho comprato il primo numero di Dragonball. Da quel momento i miei numerosi disegni sparsi hanno iniziato ad amalgamarsi, formando una rudimentale forma di fumetto. Negli anni seguenti ho ampliato le mie letture e, di conseguenza, ho prodotto storie più complesse e strutturate. Successivamente, intorno ai quattordici anni, ho iniziato a partecipare a vari concorsi regionali e nazionali fino ad arrivare all’ultima tappa “formativa”, avvenuta a Bologna dove mi sono iscritto al corso di Fumetto e Illustrazione all’Accademia di Belle Arti.

Paolo: Continuiamo a razzo, quando hai capito/sentito la vocazione necessità di scrivere (storie meravigliose)?

Isaak: Ah, ah, ah! Grazie per il complimento. Come detto prima sono sempre stato attratto dalla narrazione in generale. Mia mamma conserva ancora dei diari delle scuole elementari pieni di racconti molto suggestivi per un bambino di quell’età. A pensarci adesso potrei rileggerli meglio e prenderne ispirazione! In ogni caso direi che le storie hanno sempre fatto parte della mia vita ma che ho iniziato a sentire la necessità di scrivere le mie (non più come esercizio scolastico o per svago) intorno ai primi anni delle superiori.

Paolo: Cosa ti ha spinto verso questa strada?

Isaak: Dragonball. Potrà sembrare strano ma da piccolo non ho mai letto Topolino o altri fumetti per bambini. Il mio primo approccio è stato coi manga ed è grazie a loro che mi sono appassionato al fumetto in generale.

Paolo: Come sei stato scoperto?

Isaak: Più che scoperto mi sono fatto scoprire. Come tesi universitaria ho realizzato un fumetto di oltre duecentoquaranta pagine intitolato “Sottobosco” e poi l’ho mandato a diverse case editrici. Così per mail, senza tanti se e tanti ma. Poco tempo dopo ho firmato il contratto con Tunué e nel 2013 questo libro mi ha fatto vincere il premio Boscarato al Treviso Comic book Festival nella categoria Autore rivelazione.

Paolo: Qual è stato il primo fumetto/lettura della tua infanzia?

Isaak: Ormai l’ho già detto così tante volte che non ne potrete più: Dragonball.

Paolo: Cosa leggi attualmente?

Isaak: Di tutto. Veramente. Non saprei neanche da dove iniziare. Per dare una vaga immagine delle mie letture mensili direi che oscillo tra i 15 e i 25 libri.

Paolo: Quando scrivi una sceneggiatura, pensi alla storia in termini di parole sulla pagina o in in termini di immagini, come un fumetto?

Isaak: Immagini. Nascendo come autore completo non mi sono mai preoccupato di scrivere una sceneggiatura fatta di sole parole. Il mio modo di costruire un libro è attraverso gli storyboard. Sia che si tratti di una storia che andrò poi a disegnare io sia per un altro disegnatore. In pratica disegno (alla buona)  tutto il libro, compreso di dialoghi e balloon e poi, se è necessario, trascrivo il materiale a parole.

Paolo: Quando scrivi una serie a fumetti, dipendi dal disegnatore. È una vera collaborazione? È qualcosa che ti limita o senti che possa liberare tutta l’immaginazione, in un certo modo?

Isaak: Dipende. Per ora Gurt è la serie più lunga alla quale ho lavorato e quindi posso soltanto basarmi su questa fantastica esperienza. Dico fantastica perché il disegnatore, Oscarito, è un fuoriclasse. Con lui non solo non sono limitato ma mi spinge ad alzare sempre l’asticella. Giuro è incredibile. Senza contare che Oscar non si limita a trasformare in immagini le scene che descrivo, ma le migliora e le rende di un dinamismo e di una scioltezza rara. 

Paolo: I lavori di Morrison hanno una forte componente metanarrativa e postmoderna, in molti hanno provato a seguire questo filone. Tu a quali artisti ti ispiri o ti sei ispirato?

Isaak: Difficile dirlo. Di sicuro devo molto al linguaggio di certi manga che potrebbero rientrare nel filone degli “Shonen”, ovvero di azione e avventura. Come autori contemporanei invece mi piacciono molto Millar, Ennis, Pope, Lupano, Risso, Brubaker, Aaron ecc…

Paolo: Parliamo di Gurt. Quando è nata questa geniale idea?

Isaak: Grazie ancora per il complimento. Il momento esatto è stato in treno. L’anno era il 2017. Stavo pensando a una storia da far disegnare a un mio amico e poco tempo dopo è arrivato l’ascensore dei mondi in compagnia del nostro postino preferito!

Paolo: Come hai conosciuto Oscar?

Isaak: Quando si lavora nel mondo dei fumetti bene o male ci si conosce un po’ tutti. Io Oscar non lo conoscevo di persona, o meglio, si trattava giusto di qualche saluto, ma conoscevo bene il suo lavoro e quando mi sono messo alla ricerca di un disegnatore per Gurt lui è stata la mia prima scelta. E per fortuna ha accettato!

Paolo: Cosa ne pensi della sua arte?

Isaak: Come già detto è un fuori classe. Non serve aggiungere altro anche perché basta sfogliare i volumi di Gurt per capirlo. E migliora! Migliora ogni giorno che passa!

Paolo: Una delle cose interessanti sul tuo lavoro su Gurt è il delicato equilibrio che c’è. Per la serie: “fottere la gente” facendoli inaspettatamente stupire (in maniera intrinseca e intelligente) e, nello stesso momento, al sincero desiderio di toccarle in profondità colpendoli in maniera alternativa dal solito. È così? Tu come la vedi?

Isaak: Prima di tutto sono contentissimo che tu la veda così! In secondo luogo sì, produrre qualcosa in grado di suscitare questa sensazione era esattamente il mio scopo e di Oscar. Sul serio, non avrei saputo spiegarlo meglio!

Paolo: Quanto pensi durerà Gurt? (Spero per tanti e tanti altri volumi)

Isaak: Più che pensare lo so per certo. La serie è stata progettata per durare quattro volumi e quattro volumi durerà.

Paolo: Progetti futuri? Puoi svelarci qualcosa? Magari qualcosa da solista?

Isaak: Ho da poco finito un nuovo fumetto da autore completo intitolato “Colmare”. E’ il mio primo lavoro in digitale e mi ci sono buttato a capofitto negli ultimi due mesi. Conta centotrenta pagine e devo dire che è un progetto piuttosto bizzarro. Per il resto sono al lavoro su un nuovo libro con Yi Yang e in cantiere ho diversi proposal per i mesi a venire. 

Paolo: Se avessi la possibilità di lavorare su una testata attuale che sia Marvel, DC o Manga, su quale personaggio in particolare ti piacerebbe poter mettere le mani?

Isaak: Mmm… Facciamo un nome per ogni tipologia: Doctor Strange o Punisher, Batman e Promised Neverlad.

Paolo: Come vedi il fumetto in Italia rispetto (esempio) all’America, culturalmente parlando?

Isaak: In italia abbiamo una cultura del fumetto popolare che non ha niente da invidiare rispetto a quella americana. Purtroppo la popolazione italiana è nettamente inferiore e, col passare degli anni, noi non ci siamo reinventati come hanno fatto loro. Ma le cose penso che stiano cambiando e che molto presto ne vedremo delle belle.

Paolo: Ricordiamo a tutti che sarete presenti a Lucca Comics & Games 2019 a presentare il volume 3 di Gurt, con tanto di super variant (voglio nuovamente l’autografo con dedica), come vivete questi momenti? Sei riuscito a realizzare che ci sono fan che adorano la vostra opera? Sei forse più emozionato tu a trovarteli lì, in fila?

Isaak: L’emozione c’è sempre e penso che non andrà mai via. Sia per la felicità di intrattenere sia per vedere la propria opera stampata su carta. In fondo ogni autore è anche un lettore e quindi conosce benissimo le sensazioni di stare da entrambe le parti. 

Paolo: Per concludere questa intervista, ti faccio una domanda tipica: cosa consiglieresti ai giovani autori che vorrebbero intraprendere professionalmente questo mestiere?

Isaak: Di produrre. Di essere critici con se stessi, senza esagerare (il chè significa farsi consigliare da persone fidate che non siano né amici né familiari) e di produrre di nuovo. Poi ancora di produrre e infine di produrre. Ah e di inviare i vari materiali prodotti alle case editrici se non si vuole impazzire!

Grazie.

Grazie a te siete stati fantastici. A presto!

4 thoughts on “Isaak Friedl – Intervista

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