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La Regina d’Egitto 1 – Recensione

La Regina d’Egitto: L’occhio azzurro di Horus – Recensione

La J-Pop ha calato il suo asso con l’uscita del primo numero de La Regina DEgitto: l’occhio azzurro di Horus (29 gennaio 2020). Un manga di genere seinen dal sapore storico, che si perde tra le pieghe di un tempo perduto e lontano. L’avvincente parabola della principessa (poi regina) ribelle, Hatshepsut si colloca tra il sedicesimo e il quattordicesimo secolo avanti Cristo. La maestra Chie Inudoh, l’autrice dell’opera, vi condurrà con sapiente perizia alla scoperta di una delle donne più potenti e affascinanti d’Egitto.

Ecco la trama:

Hatshepsut, costretta inizialmente a sposare il fratellastro per permettergli di diventare faraone, passerà alla storia come una figura femminile caparbia e una grande regina. Questo è il racconto, ricco di emozioni, battaglie e colpi di scena, della sua scalata al potere!

Quando umano e straordinario si fondono, si percorre, senza dubbio, una strada incerta con esiti non scontati. Durante l’epoca delle grandi dinastie egizie, mortalità e divinità sfumavano indistinti i propri contorni. Il faraone era una dio in terra, capace di miracoli. Bisogna, quindi, partire da questo presupposto storico, per capire la trama che è fulcro dell’opera. La sensei Inudoh vi farà prendere pienamente coscienza dell’ambiente. Vi racconterà come, quanto potere (a livello concettuale) potesse scorrere nelle vene di una bimba, dai natali divini.

La famiglia reale egizia si tramandava, sin dall’antichità, per linea matriarcale. L’erede al trono aveva, dunque, la facoltà di scegliere chi sposare. Nella pratica, però, i pretendenti restavano i membri della famiglia reale stessi. In via definitiva, toccherete con mano questo latente paradosso. Un erede (se donna) avrebbe dovuto farsi “strumento” del potere, senza poterlo mai direttamente esercitare. La storia di Hatshepsut prende questo concetto e lo smonta completamente. Il risultato sarà, così, la costruzione di un’eroina forte e determinata nelle proprie scelte. Una donna in gamba, dalla mente stratificata e complessa.

Del resto la maestra Inudoh (classe 1985), ha sempre posto le donne di carattere al centro delle sue opere. Si è fatta tramite di un chiaro concetto di femminilità, libero di seguire i propri desideri. Queste figure sono modelli in cui potersi riconoscere, verso cui aspirare. Avrete, dunque, sul piatto, tutti gli elementi per amare questa storia, compreso un character design curato e riconoscibile. Dalla psicologia dei personaggi, alla riproposizione estetica (pose, abbigliamento, gioielli), niente è lasciato al caso.

▼ ▼ ▼ QUI LA NOSTRA VIDEORECENSIONE ▼ ▼ ▼

Tutti gli elementi che concorrono alla costruzione dell’opera, sono frutto di studio e documentazione. Quest’aspetto si evince in modo distinto, rendendo solide le fondamenta del racconto. Una ricerca che si mantiene più fedele possibile alla realtà storica dei fatti ma, che concede all’artista quelle libertà narrative completamente funzionali alla storia. Vi troverete, del resto, pur sempre di fronte a un’opera d’intrattenimento. La stessa cura del particolare, è ravvisabile nelle architetture che fanno da sfondo agli eventi in cui si muovono i personaggi.

Lo stile del disegno è pulito, chiaro. I volti si fanno portavoce di un’espressività ben rappresentata, che trova negli occhi il suo focus. Occhi grandi sono quelli di Hatshepsut, curati e truccati alla maniera tradizionale. I corpi femminili sono generosi di forme. Quelli maschili esprimono la potenza di una virilità che non può essere messa in discussione, una fisicità in costante tensione. Gi ideali di bellezza espressa trovano corrispondenza con l’esatta concezione di una civiltà, in cui, il culto della perfezione era un punto cardine imprescindibile.

Il primo numero di questa pubblicazione, è davvero appagante e non solo per la qualità della storia. Essa inquadra i personaggi partendo dal tempo presente, per poi, aggiungere spessore alla narrazione, attraverso l’utilizzo del flashback. Per poi tornare a focalizzarsi, nuovamente, al presente. Il senso di appagamento è forte, in particolare, anche per il livello qualitativo dell’edizione J-Pop (12,4cm X 18 cm e un totale di 189 pagine). Balza subito, a prima vista, per la copertina, la scelta di un cartoncino color oro con sovraccoperta perlata, che, accompagnata a una notevole qualità di stampa, vi faranno apprezzare il volume nella sua interezza: dentro e fuori.

In prima battuta verrebbe semplice indirizzarlo a delle lettrici, piuttosto che a dei lettori. In realtà, l’opera è destinata a un pubblico vario. A una ben più approfondita analisi, difatti, anche i maschietti potranno apprezzarla. Essa radica il suo fascino in questa protagonista a tutto tondo. Hatshepsut è una donna verso cui anche un pubblico maschile, non potrà far altro che nutrire ammirazione ed empatia. Gli ingredienti affinché essa sia un successo editoriale, ci sono tutti.

Certamente, bisognerà vedere il seguito della storia. Per cui potrete farvi un’idea appurando informazioni dalle fonti storiche più immediate, almeno per i più impazienti. Per tutti gli altri, non resterà che aspettare, con fiduciosa attesa, marzo 2020. L’uscita del secondo numero de La Regina D’Egitto: l’occhio azzurro di Horus promette, almeno per dove si è interrotta la storia, di entrare a un livello narrativo più coinvolgente e incalzante. Ed è sentimento unanime e condiviso, continuare a seguire le peripezie che condurranno la Regina ribelle, sullo scranno del comando.

VOTO

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