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Oblivion Song Vol. 3 – Recensione

Oblivion Song Vol. 3 è una delle serie fantascientifiche più interessanti degli ultimi anni, nata dalla mente dello sceneggiatore che, al giorno d’oggi, risulta essere il più famoso e influente al mondo, il papà di “The Walking Dead”, Robert Kirkman. In questo viaggio narrativo l’autore americano è coadiuvato da due talenti nostrani, il disegnatore Lorenzo De Felici (che è anche co-creatore della serie) e la colorista Annalisa Leoni. La serie è edita in Italia da Saldapress.

DOVE ERAVAMO RIMASTI

Il secondo volume si era concluso con un Cliffhanger importante, punto di svolta cruciale che apriva le porte ad una prospettiva totalmente nuova. I primi due volumi, contenenti i 12 numeri iniziali della serie originale, erano stati caratterizzati dalla scoperta di Oblivion, mondo selvaggio appartenente ad un universo parallelo, nel quale 300.000 presone erano state trasferite, assieme ad una porzione della città di Philadelphia. In questo primo arco narrativo il protagonista, Nathan Cole, colpevole della trasposizione e allo stesso tempo eroe in missione, viaggiava da un universo all’altro per riportare “a casa” gli scomparsi. Il ritorno non era tuttavia gradito a tutti, nemmeno ad Edward Cole, fratello di Nathan.

Se la sopravvivenza nel nuovo mondo, i viaggi interdimensionali e la colpevolezza di Nathan Cole sembravano essere tutto ciò che Oblivion Song aveva da offrire, ecco che Kirkman ha inserito un nuovo elemento che ribalta le prospettive e sconvolge gli equilibri narrativi.

I “SENZA VOLTO”

Tre anni sono passati dall’ultima trasposizione, Oblivion è ormai una realtà con la quale la gente ha imparato a convivere e da cui, grazie al prelievo di campioni elementari alieni, si sono fatti passi avanti nel campo della medicina, arrivando a curare migliaia di persone.

All’inizio del terzo volume Nathan è ancora in carcere, colpevole e conscio di esserlo, con annessi sensi di colpa. Dopo anni dietro le sbarre la libertà gli viene concessa dal momento che una scoperta importante è stata fatta, una scoperta clamorosa. La trasposizione, l’evento da cui tutto è partito, non è stata totalmente colpa sua. Di chi allora?

Ecco che qui entra in gioco l’elemento nuovo, che rimescola le carte, che crea una nuova visione dell’intera storia. L’ingresso nella vicenda di un popolo oscuro e misterioso, alieno. In un universo parallelo dai connotati preistorici e selvaggi, i Senza Volto sono esseri viventi estremamente intelligenti e tecnologicamente dotati.

Il nemico non è più rappresentato da un nuovo mondo, ma da un popolo. Il mondo nuovo diventa quasi una risorsa da proteggere, mentre l’alieno un avversario da combattere. Ma sarà questa la verità?

LA CANZONE DI OBLIVION CAMBIA RITMO

L’arte di sceneggiare è capacità di molti, quella di farlo in maniera intelligente è merce rara. Kirkman riesce anche in questo caso a farsi apprezzare per il modo in cui scrive, regalando cambi di rotta quasi mai scontati.

Ha la capacità di gettare semi di papavero e di far germogliare dei girasoli, facendosi quasi sempre apprezzare per questi suoi plot twist.

Un’altra caratteristica peculiare di Kirkman, in Oblivion Song Vol. 3, è una delle serie fantascientifiche più interessanti degli ultimi anni, nata dalla mente dello sceneggiatore che, al giorno d’oggi, risulta essere è quella di essere sempre credibile, anche quando, come in questo caso, parla di mondi paralleli e usa elementi fantascientifici. Inserisce tematiche attuali e problematiche di tutti i giorni, mescolandole con elementi fantastici ed ottenendone un amalgama vincente.

Lorenzo De Felici fa un lavoro stupendo, pur non avendo un tratto iperrealistico rende l’espressività dei volti umani in modo incredibile. Il mondo di Oblivion e le sue creature sono originali e strizzano l’occhio a diverse saghe della fantascienza moderna. Facile vedere le analogie con il Sottosopra di “Stranger Things”, citato anche dalla cover. I colori di Annalisa Leoni arricchiscono ancor di più un comparto visivo che aiuta questa serie ad essere davvero un “must read” per gli amanti del genere.

CONSIDERZIONI FINALI

Oblivion Song è una storia ad ampio respiro, dove bene e male, come in molte delle opere precedenti dell’autore, non sono ben definiti e ballano su un filo dell’equilibrio molto instabile, confondendosi. Di sicuro Kirkman ha già in mente la storia che vuole raccontarci.

Sa benissimo dove vuole arrivare e ci sta facendo fare il percorso che vuole, come un tassista che allunga il viaggio per far ammirare ai clienti i luoghi più significativi della città, avendo però bene in mente la destinazione finale da raggiungere.

Se i primi due volumi erano sembrati molto buoni, questo terzo ne mantiene la qualità e diventa preludio per qualcosa di ancora migliore. Tante sono le domande aperte e siamo sicuri che tutto andrà in una direzione inaspettata. La strada è quella giusta per essere un grande fumetto, prima di diventare una stratosferica serie tv.

VOTO

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