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Oblivion Song Vol.4 – Recensione

Finalmente arriva in Italia il quarto volume della saga post-apocalittica scritta dal papà di “The Walking Dead”, Robert Kirkman. Dopo aver portato a termine la più famosa saga zombie della storia, il creatore di Skybound concentra il suo eclettico talento portando avanti una delle migliori serie del genere. Ad illustrare le avventure dei fratelli Cole nel mondo di “Oblivion Song”, troviamo sempre il nostro bravissimo Lorenzo De Felici, che migliora capitolo dopo capitolo, rendendo il mondo immaginato da Kirkman e dallo stesso De Felici, riconoscibile e peculiare. Il volume, pubblicato come sempre da Saldapress in doppio formato, cartonato e brossurato, presenta due copertine che anticipano il leitmotiv di questo arco narrativo, ovvero i “Senza Volto”.

DOVE ERAVAMO RIMASTI?

Dopo aver finito di scontare la prigionia e in seguito scoperto di non essere il responsabile della Trasposizione, Nathan Cole è tornato ad Oblivion per aiutare il fratello Ed. Gli abitanti di Philadelphia che avevano deciso di rimanere nella selvaggia dimensione parallela, hanno cominciato ad essere rapiti dagli indigeni del luogo, strane creature con lunghi arti chiamati Senza Volto. Tra gli umani rapiti ci sono anche la compagna e il figlio di Edward Cole, Scott.

Gli ostili e misteriosi personaggi, che risultano essere molto intelligenti e tecnologicamente avanzati, hanno dalla loro parte anche Keith, umano ed ex abitante della comunità di Oblivion, che viene fatto prigioniero assieme alla propria famiglia. Keith, ricattato, lavora adesso per i Senza Volto.

CHI SONO I KUTHAAL

Dopo i colpi di scena dei primi tre volumi e il mistero che aleggia sugli abitanti alieni di Oblivion, il capitolo che vi troverete a leggere sarà ricco di azione e responsi. Le risposte alle molte domande che i precedenti archi narrativi portavano a farsi, cominciano a trovare una risposta. Fanno la loro comparsa per la prima volta il capo (o presunto tale) dei Senza Volto, Lord Halaak e un altro misterioso personaggio, sempre appartenente alla razza delle alte creature di Oblivion, Dakuul.

Quest’ultimo diventa un vero e proprio protagonista della storia, mostrandoci così la prospettiva delle vicende viste dalla parte dei cattivi, rendendo tutta la narrazione molto interessante.

Dopo gli accadimenti degli scorsi numeri l’esercito sta cercando di mappare l’oscuro universo parallelo. Per fare questo organizza delle rapide incursioni e la costruzione di una gigantesca impalcatura, che agevolerà i salti dimensionali. Durante una di queste incursioni un Senza Volto finisce per essere trasportato nel nostro mondo e rivela di appartenere alla razza dei Kuthaal, dando così finalmente un nome alla specie a cui appartiene.

INIZIA LA BATTAGLIA

Da questo volume di Oblivion Song comincia a prendere corpo una nuova svolta narrativa. Dalla scoperta della nuova dimensione e dai temi etici ed esistenziali conseguenti alla Trasposizione si passa a qualcosa di nuovo, la lotta. La seconda metà del racconto è ricca di azione, con una tensione che sale pagina dopo pagina tra colpi di fucile e salti dimensionali. Siamo così arrivati alla vera prima battaglia tra il nostro mondo e il “loro”. Le pagine scorrono veloci fino al consueto cliffhanger finale.

CAMBIO DI MARCIA MULTIPLO

Il cambio di marcia dato da Kirkman in questo numero è notevole e non è una novità ricordando i suoi trascorsi fumettistici. La caratterizzazione dei personaggi comincia ad essere profonda e consistente. In primis, lo sviluppo dei cattivi è davvero interessante, finalmente centrale nel racconto. Menzione d’obbligo per De Felici che rende questa nuova run di Oblivion Song eccellente dal punto di vista visivo. Stupende le scene action, in costante miglioramento il design dei Kuthaal, sempre d’impatto il paesaggio oscuro e alieno di Oblivion. Da notare anche i colori di Annalisa Leoni, che con dei cambi cromatici molto belli fa aumentare e diminuire la tensione nelle varie sequenze di tavole.

CONCLUSIONI

Fino a questo volume Oblivion Song era stato un bel fumetto, ma si capiva che Kirkman doveva farci vedere ancora molto. Ecco che da qui, cominciando a scavare più in profondità, l’autore statunitense inizia a giocare tutte le carte migliori. La serie non cala di qualità, migliora e si scuote da un torpore che era premeditato, voluto. Conoscendo la bravura di Kirkman è lecito aspettarsi ancora qualcosa di più, che sicuramente potrà arrivare da qui a breve. Già così questo fumetto è degno del nome del suo creatore.

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