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One Piece – Com’è la saga di Wano?

La saga di Wano ha ufficialmente preso i battenti anche nella serie animata. Nel mentre la controparte cartacea del manga seppur ancora a piccoli passi, sta entrando prepotentemente nelle fasi più succulenti della saga (che si prospetta la più lunga di tutto One Piece), Toei Animation si prepara a realizzarne il relativo adattamento, con l’ambizione di dare una sterzata dal punto di vista qualitativo, viste le non poche incertezze mostrate nella trasposizione della saga di Whole Cake Island. E come ogni nuovo arco narrativo che si rispetti, è giunta sugli schermi anche la relativa opening firmata nientepopodimeno che da Hiroshi Kitadani, autore di altre ben tre sigle appartenenti all’anime di One Piece, ovvero “We Are”, la prima e storica fra quelle che si sono susseguite, “We Go”, e “We Can”, le quali appartengono al più recente passato. A questo giro tocca ad “Over The Top”, la quale ha fatto decisamente discutere, soprattutto per il contenuto visivo offerto dal team di produzione. Il pezzo è carico di adrenalina ed è pregno di tutti gli stilemi che il marchio di Kitadani ha saputo infondere negli anni, ma la cosa che lascia più perplessi è la reiterata e seriale comparsa di spoiler che affliggono lo spettatore, durante l’arco dei circa due minuti che compongono questa sigla. La cosa curiosa, è che certe anticipazioni, non solo colpiscono coloro che non essendo in pari col manga, necessariamente si trovano a essere vittime più o meno consapevoli di certe situazioni, ma paradossalmente persino coloro che sono fedeli lettori dell’opera originale rischiano di incappare in questo pericolo, dando vita anche a interessanti stimoli su alcuni temi di pressante attualità all’interno dell’opera. Com’è possibile ciò? Cercherò di spiegarmi meglio, analizzando passo passo i momenti salienti di questa ventiduesima opening. Ovviamente a vostro rischio e pericolo, poiché di riflesso visti i contenuti dell’articolo, saranno presenti cospicue quantità di SPOILER, per cui se non volete rovinarvi alcunché, terminate qui la vostra lettura. Io vi ho avvisati!

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Inizialmente vediamo Luffy intento a liberarsi da una cella, la quale in qualche modo simboleggia la sua prigionia a Udon per gran parte di queste fasi iniziali della saga, scena che ricorda in parte la sua cattura avvenuta per opera di Mont d’Or durante la saga di Whole Cake Island. In seguito le battute iniziali vere e proprie riguardano come sempre la presentazione, qualora ce ne fosse bisogno, di cappello di paglia e della sua ciurma, con tanto di Tama al seguito. Nel mentre che viene mostrata l’immensità dello scenario di Wano, è il turno di Zoro, protagonista annunciato della saga riguardante i samurai, che taglia il cielo in due. Ecco piombare dunque le sagome dei 9 foderi rossi, combattenti forti e poderosi, i quali erano tra i fedelissimi di Kozuki Oden, personaggio avvolto dal mistero ma sicura chiave di volta dell’attuale contesto narrativo. Ci sono tutti, a partire dai noti Kin’emon, Kanjuro, e Raizo, passando per Inuarashi e Nekomanushi, fino ad arrivare alle novità Kiku, Shutenmaru, Kawamatsu (in ombra) e perfino Kyoshiro. Sì, avete letto bene. Il capo della Yakuza di Wano, uno degli uomini più pericolosi a disposizione di Orochi, viene mostrato assieme ai guerrieri che hanno fatto dell’attuale shogun, un nemico giurato. Semplice casualità? Può essere.

Magari un abbaglio della Toei Animation, la quale ricordiamo, per generare hype negli spettatori, ha addirittura incentrato la opening 19 (quella riguardante la saga di Zou e Whole Cake Island, sempre sulle note di Hiroshi Kitadani), su un ipotetico e impensabile scontro per allora, tra Rufy e Kaido, sebbene i temi su cui vertere sarebbero stati altri, nonostante la centralità dei pirati delle 100 bestie. Sarebbe facile pensare così, se non fosse che il personaggio di Kyoshiro, il quale dunque corrisponderebbe a Denjiro, ovvero ad oggi l’ultimo fodero rosso mancante, è a dir poco enigmatico. La tentata uccisione della oiran Komurasaki, e l’atteggiamento quasi insofferente nei confronti dello shogun, lo hanno reso uno degli

elementi più interessanti e ambigui fino ad ora. Tante sono state fatte le teorie elaborate dal fandom, e fra le più gettonate, guarda caso, vi è anche quella riguardante il suo possibile doppio gioco verso l’attuale reggenza di Wano, tanto da sostenere che lui stesso è uno degli antichi servitori di Oden. Possiamo anche ipotizzare che in verità Kyoshiro ambisca a divenire a sua volta shogun e che la stretta vicinanza con Orochi sia in realtà parte di un piano più complesso, ma dopo il dettaglio emerso in questa opening, possibile spoiler anche per coloro allineati alle trame dipinte da Eiichiro Oda in persona, sostenere la correlazione fra Kyoshiro e Denjiro è tutt’altro che folle. Per quale motivo ha intrapreso questa strada? Quali sono le sue reali intenzioni? Si schiererà con i suoi vecchi compagni nel corso della battaglia finale? Vedremo che piega prenderà la vicenda, anche se tendo ad escludere tempistiche eccessivamente brevi in merito.

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Ed ecco che scende sul campo di battaglia perfino Sanji, il quale si prepara ad usare la sua Raid Suit, quella utilizzata dalla tanto odiata Germa 66, suo tremendo passato, ma pur sempre residuo di un legame familiare del quale prova profonda repulsione. Anche questo uno spoiler mica da poco, tenuto conto anche dei tanti punti interrogativi rimasti in sospeso a Whole Cake Island relativamente alla faccenda Germa. Il biondo cuoco mascherato dunque, si schiera in prima linea assieme agli altri mugiwara, esclusi Zoro e Luffy, pronto a combattere contro un generico nemico. Arriva il momento più denso di pathos, ovvero la presentazione dei villain, gli antagonisti della saga. A partire dai così detti pezzi piccoli, quali Speed e Holdem, che onestamente poco c’entrano con le vere entità temibili dei pirati delle cento bestie, ma in quanto primissimi nemici affrontati su Wano, la loro menzione era più che dovuta. In seguito ecco comparire le tre calamità, ovvero i tre pirati più potenti e pericolosi, inferiori di rango solo a Kaido stesso. Jack, Queen, e King, manipolo di personaggi che avranno di sicuro un peso specifico non indifferente sulle vicissitudini di Wano.

Ho adorato l’animazione di questo particolare scorcio della sigla (la quale è a dirla tutta, di alto livello in tutti i momenti), nel quale si avverte la criticità, la potenza di questi rozzi e efferati galeotti. Al culmine di ciò, l’attenzione si sposta sul tetto del palazzo reale, dove compare Kurozumi Orochi, lo shogun in persona, quasi a voler simboleggiare la sua importanza, il suo alto prestigio, svettando e tessendo le sue perfide trame dall’alto della sua torre d’avorio, immerso nell’oscurità della notte più fonda. Il tempo di svanire nella malignità emanata dal suo frutto del diavolo, quello che gli permette di tramutarsi nel leggendario Yamata no Orochi, ecco comparire lui, sua bestialità in persona, la creatura più forte del mondo: Kaido, il quale giunge all’apice di uno dei climax più appassionanti mai visti in una sigla di questo anime. Certo due domande è lecito farcele; se ben ci ricordiamo nella opening numero 20, la splendida “Hope” di Namie Amuro, tanto per fare un esempio, le fattezze dei due dolci comandanti ancora sconosciuti all’epoca (sempre prendendo l’anime come punto di riferimento) ovvero Katakuri e Smoothie, erano state celate nell’ombra, in una sequenza comunque d’impatto. Qui invece viene spiattellato tutto alla luce del sole, persino lo stesso Orochi, nel manga tenuto ben nascosto per alcuni capitoli. Chiaro nulla di grave, ma questa disparità di trattamento pone alcune perplessità sulle scelte degli autori.

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Dopo la presentazione di Kaido e soci, è tempo della panoramica generale sui personaggi al momento “minori”, con le virgolette grandi quanto una casa: è possibile vedere dunque Trafalgar Law, colui che convinse Luffy a unirsi a lui nella lotta contro Kaido, con tanto di ciurma annessa, la oiran Komurasaki, il temibile Kidd, il ladro di spade Gyukimaru, Momonosuke, e perfino Basil Hawkins, uno dei pirati della peggior generazione schieratosi con i pirati delle 100 bestie. Al termine di questa carrellata di personaggi, la quale è il trampolino per poi slanciarsi verso il ritornello, compare perfino Shimotsuki Yasuie (destreggiarsi fra questa miriade di nomi è impresa assai titanica). Personaggio senza dubbio di una certa rilevanza, che acuisce la sua risonanza sono negli eventi recentissimi del manga. Perché dunque mostrare la sua esecuzione in maniera sufficientemente eloquente? Okay che un neofita appena addentratosi a Wano grazie all’anime, difficilmente riuscirà a comprendere al meglio le sue dinamiche. Ma basteranno non molti episodi a ciò, e credo che le reazioni di spaesamento saranno non poche. Va bene che in Giappone l’anime viene considerato un “rinforzo” ed è principalmente diretto a chi segue già le vicende cartacee. Ma alcuni personalissimi dubbi continuano a permanere, anche se la summa di tutta questa vena da “guastafeste” perpetrata dalla Toei, raggiunge l’apice solo nella scena finale. Nel mentre, giungiamo finalmen te alla parte centrale della sigla, con tanto di mazzata poderosa da parte di Kaido a Luffy, vero e proprio colpo da KO che dimostra di quanto l’imperatore sia ancora notevoli spanne sopra a cappello di paglia.

Qui è forse la parte più debole del tutto; nel momento di massima adrenalina, vengono mostrate scene tratte dagli episodi, momenti relativamente tranquilli, fra i quali l’arrivò di Luffy a Wano, e la mimetizzazione fra la popolazione autoctona di Usopp e gli altri, con l’unica nota di interesse forse nelle scene riguardanti Zoro e la sua temporanea prigionia. Sicuramente ci si aspettava di più, maggiori intermezzi densi di azione. Ma non c’è da tediarsi troppo. Ragionando sulle ultime saghe, Dressrosa ha avuto ben due opening, e vista la sua mole di episodi, è più che giustificata. Whole Cake Island, anch’essa saga sostanziosa, seppur non quanto l’arco narrativo dedicato all’isola di Doflamingo, ha avuto a disposizione due opening e mezzo (la già accennata opening 19 in quanto versione aggiornata dopo Zou, l’intera opening 20 che si incentrava sul dualismo Sanji/Germa, e buona parte della 21, “Super Powers”, con Luffy Vs Katakuri come filo conduttore, con qualche lieve modifica durante gli episodi dedicati al Reverie, sigla fra le meno riuscite degli ultimi anni a mio parere). A rigor di logica, la sola Wano coprirà almeno due/tre singole opening, le quali si potrebbero magari riallacciare in seguito al filone narrativo successivo. Ma è inopinabile che più si andrà avanti, più le immagini presenti in questo ritornello saranno da svecchiare, per cui una versione due, tre, eccetera, è tutt’altro da escludere, prima ancora di prendere in considerazione nuove canzoni, visto, come è ben facile notare, il largo spettro narrativo preso in considerazione dall’ultima fatica di Kitadani. Esaurito il ritornello, si è pronti a slanciarsi prepotentemente alle battute conclusive. Si finisce, come si è cominciato. Luffy intento a liberarsi dalla prigionia in cui si trova.

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Riesce a rompere le catene, a fuggire. E chi può trovarsi di fronte, se non il suo acerrimo nemico giurato? Ecco il momento che tutti stavano aspettando, finalmente contestualizzato rispetto alla saga. Anche perché, seppur breve, uno scontro con Kaido ci sarà già nelle fasi iniziali, e si prospetta un leitmotiv piuttosto stuzzicante di questo arco narrativo. Dopo una breve fase di semplici colpi, ecco la cosa farsi interessante. La creatura più forte del mondo gioca il jolly, e decide di usare il proprio frutto del diavolo, trasformandosi in un gigantesco drago azzurro. Anche qui, avrei da ridire sulla volontà di mostrare così chiaramente questo potere, ma rischierei di ripetermi. Luffy di contro, non sta certo a guardare, ed ecco usare il potentissimo Gear 4th, versione Boundman. Ed è qui che viene, ancora una volta, mostrato qualcosa di strano, quello che vi accennavo come massima dinamica spoileristica presentata nella opening, al pari della (presunta) rivelazione di Kyoshiro. Kaido attacca con una possente fiammata, Luffy riesce ad evitarla, e attorno al suo corpo compare un’aura rosso accesa, che scimmiotta un po’ la versione Super Sayan God di Goku, o il più basilare Kaioken. In questa nuova forma, riesce a colpire l’imperatore con una sorprendente potenza, lasciando in sospeso l’esito dello scontro, in quanto nella sequenza finale viene mostrata tutta la ciurma riunita, tipico cliché di queste introduzioni alle puntate di One Piece. Ma soffermiamoci su questa intrigante aura rossa. Io confesso che inizialmente non ci avevo dato troppo peso, pensavo ad un errore di animazione, o i semplici residui ardenti dell’attacco dell’imperatore sul corpo del gommoso. Poi leggendo qua e là sul web, ho cominciato a rifletterci su. Come accennato, ad oggi nel manga, Luffy è rinchiuso nella cava prigionieri di Udon. Qui ha incontrato il vecchio Hyo, il quale si rivela essere in verità Hyogoro dei fiori, in passato capo mafioso del paese, diventato un personaggio scomodo in quanto ribellatosi a Orochi, e dunque destinato ad essere recluso a vita. Il giovane pirata, è intenzionato a padroneggiare al meglio l’ambizione dell’armatura, così come faceva il suo mentore, il re oscuro Silvers Rayleigh.

Esso riusciva a infondere l’ambizione sul suo corpo, circondandolo di una particolare aura, grazie alla quale non serviva il contatto fisico per colpire il suo avversario, rendendo l’attacco ancora più devastante, capace di infliggere danni ingenti attraverso anche i corpi più coriacei. Tale abilità, a Wano, è detta “Goken”, e il vecchio Hyo si dimostra capace nell’utilizzarla, spiegando che sono gli spadaccini a farne uso, infondendo nella loro spada il “Ryou”, ovvero l’ambizione nell’accezione più comune. Ora, andando oltre le nebulose e impervie strade che la faccenda haki e simili sta percorrendo da un po’ di tempo a questa parte, con il rischio di incongruenze significative dietro l’angolo, quello mostrato da Luffy nella parte finale dell’ultima opening, sembra proprio questo fantomatico upgrade. In fondo sappiamo che l’haki o ambizione che dir si voglia, ha una qualche connessione spirituale, specie come si evince dalla tonalità del “Re conquistatore”. Ora immaginatevi la potenza del Gear 4th, nelle sue svariate forme quali anche lo Snakeman, connessa alla capacità di creare onde d’urto, capaci di trapassare e scalfire anche avversari dotati di un’ambizione dell’armatura formidabile. Luffy pare convinto di poter colmare il gap con Kaido raggiungendo questo nuovo livello di potenza, assai raro a quanto pare, poiché i personaggi che sono stati capaci di mostrare ciò sono in numero decisamente esiguo. Sarebbe tutto molto romantico, persino il discorso della volontà che in qualche modo prende vita e si “stacca” dal corpo materiale. Gli indizi portano a questo, e se veramente Luffy riuscisse a padroneggiare questa portentosa abilità, forse il suo tentativo di far cadere un imperatore, potrebbe rivelarsi meno difficile di quanto le premesse vogliano dimostrare. Staremo a vedere. Certo è che questa opening, ha dato numerosi spunti su cui riflettere. In maniera inconsapevole chissà, ma la enorme quantità di (possibili) spoiler, anche nei confronti dei lettori del manga, è un qualcosa di assai raro, probabilmente unico. Sicuramente ha accresciuto la curiosità e l’hype di molti appassionati, al netto dei possibili delusi, dando vita a dibattiti e teorie che ora trovano una nuova linfa vitale, grazie al fare speculativo adottato in questa circostanza dal team di produzione della serie animata.

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In linea generale la opening 22 di One Piece, “Over The Top”, è senza dubbio promossa. La verve del fuoriclasse della categoria, Hiroshi Kitadani, è riconoscibile e travolgente, e ad ogni ascolto rafforza sempre di più l’efficacia del suo ultimo lavoro. Sulla scelta delle immagini, aldilà di tutte le perplessità, voglio premiare lo sforzo della Toei. Sono stati mostrati picchi di epicità che da un po’ di tempo non si vedevano da queste parti, seppur eccedendo con anticipazioni dei momenti più salienti della saga. In ogni caso è un notevolissimo passo avanti, soprattutto in seguito alla pochezza di “Super Powers” (e non aver regalato al mio Katakuri una opening degna, no, non posso perdonarlo), questo da un punto di vista delle animazioni. Speriamo che ciò si ripercuota positivamente anche nella realizzazione degli episodi, regalando al popolo onepissiano fan dell’anime, una saga memorabile, degna degli antichi fasti del passato.

Erik Iozzelli per Playgamesitalia.com