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One Piece: Stampede – Recensione

“Entro 5 anni voglio concludere One Piece”. Con questa frase qualche mese fa, Eiichiro Oda ha fatto una sorta di bilancio relativo alla conclusione della sua opera più famosa, quel “One Piece” che a distanza di più di vent’anni continua a macinare record su record, e che con la corrente saga di Wano, sta cominciando lentamente a porre le basi per il suo epilogo. Non un semplice manga, bensì una vera e propria icona culturale, la quale si è prestata a terreno fertile per spin-off e sottoprodotti di ogni tipo, tra i quali spiccano senza dubbio i film d’animazione, matrici in questi ultimi anni di lavori di un certo spessore. L’ultima fatica in questo senso, One Piece: Stampede, ha generato un più che giustificato hype, poiché com’è accaduto per i più recenti lavori, è Oda stesso in persona ad aver supervisionato la produzione della pellicola. Fanservice a tratti esagerato, cattivi che più cattivi non si può, ma soprattutto combattimenti violenti e spettacolari. In sintesi questa la formula vincente che gli appassionati si troveranno a gustare su grande schermo. Stampede riuscirà confermarsi sugli ottimi standard stabiliti a partire da “Strong World” ? Scopriamolo insieme.

Il film si colloca, nella time line principale, tra la fuga da Whole Cake Island, e la saga di Wano. Luffy e la sua scanzonata ciurma vengono invitati alla Fiera Mondiale Pirata, evento nel quale i più pericolosi tagliagole di tutto il mondo si riuniscono in una singola isola a banchettare e godere di divertimenti di ogni tipo. La sorpresa più grande dell’edizione corrente è una caccia al tesoro organizzata da Buena Festa, gestore del festival, la quale sembra riguardare nientepopodimeno che il Re dei pirati in persona, Gol D. Roger, il quale ha lasciato un prezioso gruzzoletto da quelle parti. Ciò porterà la ciurma di Cappello di Paglia a fronteggiarsi con Douglas Bullet, detto “L’erede del demone”, pericolosissimo pirata un tempo membro della ciurma di Roger, considerato al livello del leggendario Silvers Rayleigh.

One Piece: Stampede, nasce molto semplicemente come prodotto ad uso esclusivo e consigliato, per i fan consumati del brand. Difficilmente coloro poco avvezzi alle avventure di Luffy, potranno trarre chissà quale giovamento da questo quattordicesimo episodio cinematografico. Quest’ultimo è anche e soprattutto, un gigantesco omaggio al ventennale della serie animata recentemente celebrato. La mole di personaggi presenti è gigantesca, un rost che va da quelli più noti e famosi, ai meno riconoscibili. Un vero e proprio festival pirata, come suggerisce l’ambientazione stessa del film. Il contenuto fanservice già presente in film come “Gold” e “Z” raggiunge con “Stampede” nuove vette, e se ciò è strettamente intrinseco alle logiche di prodotti come questo, il risultato non è dei più brillanti, in quanto cercando di dare tanto spazio a tutti i personaggi, ne consegue un totale eclissamento dei più importanti, oscurando persino la centralità di Luffy stesso.

Non vi è nemmeno la pretesa di avere una trama fitta e dettagliata come ci ha abituati l’opera principale, certo, ma la quasi totale assenza della stessa e la fragilità narrativa su cui vengono poste le sue basi, non favoriscono certo un giudizio positivo. Per avere tirato in ballo un colosso come Gol D. Roger, il background e gli spunti della storia sono veramente ridotti all’osso. Se a ciò aggiungiamo la già strabordante quantità di figuranti presentati è lecito che qualche dubbio venga sollevato, specie sulle dinamiche attraverso le quali protagonisti e antagonisti orientano il proprio agire. Laddove la trama, anche nelle precedenti uscite,non riusciva ad arrivare, c’era la figura del villain principale a risollevare il film. Shiki, Zephyr, e Gild Tesoro, erano personaggi di tutto rispetto, credibili, e con una costruzione psicologica di spessore. Purtroppo in questo senso, Douglas Bullet si è rivelato un’amara delusione.

Da un ex membro della ciurma del Re dei pirati mi sarei aspettato una maggior cura, vista la dedizione con cui erano stati realizzati i suoi più vicini antesignani. La sua poca credibilità e banalità hanno ben pochi sussulti, sebbene il suo passato sia accompagnato da brevi (brevissimi) flashback, e questa pochezza narrativa, fa da contrasto con la sua incredibile potenza ed esuberanza fisica, segno di un’occasione mancata sulla quale si poteva decisamente fare di più. Purtroppo quando scomodi Roger e la sua ciurma leggendaria, è sempre difficile essere all’altezza, soprattutto se l’intento del film è quello di regalare agli spettatori un’ora e mezza di svago senza troppo impegno.

Se c’è una cosa in cui One Piece: Stampede dà il suo meglio, sono i combattimenti. Crudi e “realistici” sono il vero asse portante del film, e sapranno gasare anche il più asettico dei fan, dando linfa vitale a un prodotto che prima di tutto si pone come d’intrattenimento. La maggior parte del film é occupata dallo scontro con Bullet da parte di tutti i membri della peggior generazione, e al netto della mancanza di mini boss, esclusi alcuni membri di spicco della marina, in questo senso il film funziona piuttosto egregiamente. Aspettatevi dunque tante botte e poche chiacchiere valorizzate da una grafica e da dei disegni di assoluta pregevolezza, che sembrano ricalcare l’ottimo lavoro che Toei Animation sta recentemente svolgendo nella serie animata.

One Piece: Stampede non è niente di più che un grosso omaggio all’intero universo di One Piece, strizzando soprattutto l’occhio ai fan più accaniti. Con la trama praticamente inesistente e il poco mordente dei nuovi personaggi, il film si muove prettamente verso binari di puro fanservice, con tanti personaggi tirati in ballo per qualche comparsata qua e là, senza tuttavia lasciare un vero segno. A parte qualche chicca riconducibile alla canonicità dell’opera originale, la pellicola scorre senza particolari sussulti o colpi di scena, dando vita ad un interessante sequela di combattimenti ben relizzati e con un Luffy che è sempre una garanzia. Un leggero passo indietro però, rispetto alla robustezza e solidità dei suoi dignitosi predecessori. Un film di One Piece, per veri fan di One Piece, che ancora oggi non sono sazi o appagati, di scoprire cosa celi il fantomatico tesoro lasciato da Roger.

PRO:

  • Si respira a tutti gli effetti l’aria dell’opera originale, con qualche rimando alla macrotrama
  • Combattimenti e disegni ben realizzati
  • Intrattiene e fa divertire

CONTRO:

  • Veramente troppi, troppi personaggi
  • Trama appena abbozzata e poco convincente
  • Villain principale assai anonimo rispetto a personaggi del calibro di Shiki, Zephyr, Tesoro
VOTO

2 thoughts on “One Piece: Stampede – Recensione

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