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Ori and the Will of the Wisps – Recensione

Ori and the Will of the Wisps è il sequel diretto di uno dei migliori giochi del 2015, sviluppato da Moon Studios. Ori and the Blind Forest è stato il titolo d’esordio dello studio di sviluppo austriaco, che in pochissimo tempo ha ricevuto un consenso a loro inaspettato. L’eccezionale qualità del primo capitolo ha permesso a tantissimi giocatori di innamorarsene: una storia emozionante, un gameplay intuitivo e allo stesso tempo difficile; il tutto unito a formare uno straordinario Metroidvania. Dopo ben cinque anni di sviluppo, Ori and the Will of the Wisps si erge come sequel spettacolare che migliora il precedente in quasi tutti gli aspetti.

Ori and the Will of the Wisps  forest

La storia riprende esattamente da dove si era interrotta, con lo spirito della foresta Ori che passa le sue giornate in tranquillità nella foresta di Nibel con la sua famiglia surrogata. L’ultimo entrato a far parte di questa famiglia è Ku, un gufetto messo in salvo quando era ancora nell’uovo dopo gli eventi finali del primo capitolo. Ku, però, non può volare, così Ori lo aiuta a recuperare le piume della sua ultima madre per partire in un volo straordinario. Durante questo volo, uno stormo li manda fuori rotta e precipitano nella vicina valle di Niwen. Mentrecadono, i due vengono separati e Ori parte alla ricerca di Ku in un così corrotto e pericoloso posto. Questa è la premessa del sequel.

La cura maniacale nei disegni delle ambientazioni presenta il gioco con dei dettagli magistrali e quasi ogni frame di quest’opera potrebbe rappresentare un quadro a sé stante. A ciò si unisce un’evocativa colonna sonora che si mischia in modo perfetto all’art design di ogni area e la rende unica. L’animazione 2.5D tiene unito il tutto mentre Ori corre e salta armoniosamente tra i rami e le rocce. Questo lavoro di Moon Studios si presenta ancora una volta come una gioia per gli occhi e per le orecchie.

Ori and the Will of the Wisps  boss

Il Combat System rappresenta la più grande differenza tra “Will of the Wisps” e “the Blind Forest“, infatti in questo sequel è stato completamente rivisitato e rappresenta un cambiamento molto importante. A differenza del precedente, che aveva un sistema di combattimento ripetitivo e quasi interamente basato sui colpi a distanza, questo nuovo capitolo è caratterizzato da un combattimento corpo a corpo acrobatico e abilità intercambiabili. Ciò risulta in battaglie che sembrano delle danze, e così anche durante le Boss Fight, che quindi sono decisamente più apprezzabili. Tutte le migliorie al platforming e ai puzzle, che “obbligano” i giocatori a pensare sempre alla prossima mossa da fare, elevano “Will of the Wisps” al livello dei migliori Metroivania moderni.

Ad accompagnare l’ottimo gameplay, troviamo una storia da ricordare, che inizia come una favoletta e si intensifica sempre di più con toni più scuri e rivelazioni importanti. Alcuni dei temi principali della storia sono il fatto che il passato non si può cambiare, che tutto ha un costo e che il lieto fine è non è per tutti. D’altro canto il gioco punta a tenere vive le speranze per un futuro migliore, in particolar modo nella narrativa delle missioni secondarie, che presentano nuovi personaggi minori, vivaci e ben scritti. La narrativa ha lo straordinario merito di farti empatizzare con il destino del Mondo di gioco e dei personaggi che lo abitano.

Ori and the Will of the Wisps  albero

Non c’è molto che non vada in Ori and the Will of the Wisps, anche i (qualcuno potrebbe dire molti) problemi iniziali verranno o sono stati già patchati, ad esempio bug grafici e sonori o lag di caricamento in aree nuove. Un’altra “pecca” riguarda la rigiocabilità del titolo, che una volta conclusa la storia principale e le varie missioni secondarie non offre novità in eventuali end-game o run successive. Così come le stesse missioni di contorno e i collezionabili sono in quantità limitata. Ma se questi sono gli unici “difetti”, possiamo dire che siamo di fronte ad una delle uscite migliori di questo 2020, e sicuramente uno dei migliori Indie degli ultimi anni.

VOTO

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