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Ronin – Recensione

Ronin (2)

Ronin costituisce una delle opere che maggiormente ha tracciato il solco nel panorama fumettistico internazionale. Agli inizi degli anni 80, il giovane Frank Miller aveva in mente il progetto di ciò che sarebbe diventato una delle opere più rivoluzionarie del fumetto americano.

Saltate le trattative con la Casa delle Idee, Miller raggiunse l’accordo con la DC Comics, la quale concesse all’autore sia il copyright (accadimento straordinario e inusuale nell’ambiente editoriale dell’epoca) sia assoluta carta bianca sulla direzione e programmazione artistica dell’Opera.

In Italia Ronin è stato da ultimo pubblicato dalla RW Lion in edizione cartonata che introduce così l’Opera al lettore:

«Un Ronin, samurai del tredicesimo secolo, disonorato e senza padrone, risorge nella New York corrotta e computerizzata del ventunesimo secolo con un’ultima possibilità di redenzione. E’ qui, sul tetro e fatiscente campo di battaglia , che finalmente si scontrerà con l’antico demone Agat, la reincarnazione dell’assassino del suo vecchio padrone, salderà i debiti con il passato, e combatterà per l’anima della civiltà morente».

Come brevemente anticipato dalla descrizione riportata nella quarta di copertina, la trama muove dalle vicende di un samurai del Giappone feudale che, per vendicare la morte del suo maestro e padrone (da qui infatti proviene il termine Ronin, letteralmente «uomo alla deriva») per mano del terribile demone Agat, giurerà vendetta per redimere sè stesso e l’anima del padrone, per infine scontrarsi dopo diversi anni con lo stesso demone.

All’esito dello scontro sia Agat che il Ronin, a causa di una maledizione lanciata dal primo, verranno misteriosamente catapultati nella decadente New York del terzo millennio. Da tali premesse narrative muove l’intera trama di Ronin.

Lo storytelling si articola in due filoni narrativi comprimari, per infine convergere in un’unica linea. Alla narrazione delle vicende del Ronin, collocato in un contesto spazio temporale che non gli appartiene, si affiancano le vicende della Acquarius Corporation, società futuristica impegnata nel perfezionamento del progetto Acquarius, e in particolare dei suoi dipendenti e dei suoi fondatori.

Il ritmo è entusiasmante. Se da un lato non sarà troppo difficile tifare per il Ronin, dall’altro il lettore si troverà coinvolto in intrighi contemporanei in questo futuro distopico e purtroppo non molto distante dalla realtà odierna.

La rappresentazione grafica spazia da splashpages dall’incredibile impatto visivo e generalmente connotate da una onnicomprensiva monocromaticità, a scene frammentate in singole vignette simili ai fotogrammi di una pellicola, con cui Miller pare voglia richiamare l’attenzione del lettore su ogni singolo dettaglio, collegando il ritmo della narrazione al ticchettio di un orologio.

Tuttavia Miller si guarda bene da scegliere un formato standard delle sue tavole.
E infatti è il disegno che, similmente al mutaforma Agat, si adatta man mano alla narrazione. Lo stile dei disegni è tipico Milleriano, pieno di tratteggi, ombreggiature e chiaroscuri, carico di dinamicità e profondità.

L’Opera è interamente incentrata su parallelismi e su un abile gioco di contrasti sia a livello narrativo sia a livello grafico. Come se fosse una partita a scacchi, l’autore giostra un abile gioco di luci e ombre, muovendo il Re nero alla minaccia da parte della sua stessa Regina bianca.

Quale miglior modo per avanzare un’invettiva generale alla società moderna (in particolare quella reaganiana, epoca in cui Ronin è stato ideato e pubblicato) se non quella del gioco di contrasti?

Al Giappone feudale del tredicesimo secolo, luogo di inizio della storia del Ronin, si contrappone la New York del terzo millennio, ambientazione finale della trama, celebrata tra l’altro con un’incredibile quadrupla splashpage.

Ai valori nobili e puri ormai perduti, quali l’onore, il sacrificio, la redenzione la giustizia e la fedeltà (e in genere tutti i principi riconducibili al bushido del feudalesimo nipponico), si contrappongono la viltà, la crudeltà e l’assenza di qualsiasi valore della società attuale, dimorante in un contesto sociale, politico e anche ambientale irreversibilmente inquinato e corrotto.

Alla semplicità delle pose marziali del Ronin, dove Miller dimostra essere abile conoscitore delle iconografie giapponesi, si contrappongono la staticità, la sterilità e il morboso carico di dettagli di Acquarius e delle sue creazioni tecnologiche.
Il gioco di contrasti viene sapientemente mantenuto anche in sede di colorazione delle tavole.

La colorazione offerta da Lynn Varley è semplicemente superlativa.
Se per le scene riguardanti il Ronin vengono utilizzati colori caldi come il rosso, il giallo e il bordeaux, per le scene della New York ormai sull’orlo dell’abisso si prediligono colori freddi come il blu, il grigio e il verde, più adatti a celebrare l’assenza di vitalità e calore della società moderna.

Il pregio, tra gli altri, di trattare tematiche socio politiche meglio riprese in posteriori opere dell’autore, quali ad esempio Batman: Il ritorno del cavaliere oscuro.

Ed infatti la Graphic Novel non risparmia una critica alla società contemporanea, dal finto perbenismo delle associazioni di carità, al cannibalismo delle classi sociali più basse ed emarginate, ponendo quale sfondo lo spauracchio della terza guerra mondiale e dello spionaggio, paure purtroppo in voga ai tempi della guerra fredda, contesto storico in cui la Graphic Novel è stata ideata e trasposta.
Altra tematica affrontata da Miller è l’inarrestabile incedere del progresso tecnologico. La tecnologia non resterà per molto soltanto un mero strumento nelle mani dell’umanità.

Con toni decisamente drammatici e fatalistici, la Graphic Novel ci mostra che un estremo affidamento nella stessa comporterà l’annichilimento dell’intera umanità in favore della tecnologia, la quale sarà addirittura in grado di sviluppare una propria coscienza e una propria moralità.

Miller vuole aprire gli occhi del lettore denunciando la perdita dell’umanità (sia in senso stretto che in senso lato) per mano del progresso tecnologico smodato, inarrestabile e fine a se stesso.

Volendo sintetizzare, la forza e la bellezza del Ronin di Frank Miller risiedono nella visione del futuro, inquietante e distopico, che viene fornito al lettore.
Con il suo Ronin, Frank Miller, fornisce anche un profondo spaccato socio-politico della situazione degli anni 80, camuffato da un’odissea catartica di un guerriero appartenente ad un tempo ed un luogo lontani.

Data la profondità dei temi trattati e delle corrispondenti chiavi di lettura, Ronin non è sicuramente una Graphic Novel per tutti, ma rimane ancora oggi uno dei momenti apicali dell’intera storia del fumetto americano.

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