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Second Skin – Recensione

Second Skin è una lettura che promette scintille. Gli elementi ci sono tutti: azione, correlata da una leggera dose di violenza, accompagnata, poi, da un pizzico di humor. Il fumetto, di genere sci-fi, sarà destinato a conquistarvi. La Shockdom vi farà immergere in un mondo, dove le percezioni non sono esattamente ciò che sembrano. Seppur all’interno di un ambiente totalmente automatizzato, quello che conta è sempre la dualità umana tra dovere e desiderio. Per quanto avanti nel futuro si possa essere, questa dicotomia atavica farà da collante tra il lettore e la storia.

Il risultato cui si approderà, sarà un percorso di umanizzazione. Il tutto all’interno di una situazione, in cui il senso dell’umano si perde, almeno al principio. Divenendone, poi, il fulcro. Quando, in seguito, quest’opposizione si trasforma in lotta interiore, il danno è fatto. Esso trova radice e si diffonde, quasi come un virus, all’interno dell’equipaggio, mettendone a rischio la stessa sopravvivenza. Il risultato diventa, dunque, una corsa contro il tempo in cui la parola d’ordine sarà: trovare il sabotatore. Ma ecco la trama di questa interessantissima opera:

I membri della missione Oregon si risvegliano dopo un lungo viaggio interstellare, senza alcun ricordo del passato. Qual è la loro missione? Qual è lo scopo delle membrane che indossano? Il corpo degli astronauti sembra rigettare le strane tute ma il pericolo si annida dietro ogni corridoio. Il tempo scarseggia

La storia di Second Skin è un’idea originale di Claudio Cicciarelli, storyteller presso la Shockdom e psicologo di professione. L’impronta analitica sullo studio della psiche dei personaggi è, in effetti, molto marcata. Si evince, lampante, in ogni aspetto della scrittura. Dalle riflessioni, alle citazioni di cui l’opera è pregna, è tutto un rincorrersi di elementi che approdano a definire il senso perduto dell’umano. Difficoltà comunicativa, melanconia, precisione, rifiuto, inibizione e istinto. Questi aspetti, trovano la diretta allegoria nei vari membri dell’equipaggio.

Kel, Hari, Nes, Pog, Tama e Sus sono gli spettri di un’umanità collettiva. Essi, in realtà, sono molto più reali di quanto si vorrebbe. Rappresentano le difficoltà interiori che fanno trepidare. Non permettono all’animo di sentirsi nella “propria pelle”, per cui, a volte, essere all’altezza della situazione diventa un’impresa. Ma che, di contro, definiscono la fragilità e il senso della bellezza dell’umanità. A dire il vero, troppo impegnata ad andare avanti, poco avvezza a guardarsi dentro.

I disegni sono di Samuel Spano, classe 1983 e un curriculum di tutto rispetto. Dopo il corso triennale alla Scuola Internazionale di Comics, a Roma, collabora con la Rainbow CGI. In seguito per la Tomatofarm che gli dà l’opportunità di lavorare con Mondadori, per la realizzazione di alcune cover di libri per ragazzi. Si ricordano anche le collaborazioni con la casa editrice francese Glénat, poi, De Agostini, Disney America e Disney Pixar. La mano sapiente dell’artista ben esprime il senso profondo espresso nella caratterizzazione della storia, dei toni, dei personaggi. Il suo stile sembra incidere le espressioni conferendo un effetto bellissimo a vedersi. Le bocche passano dal riso ironico, al broncio infantile di Pog e Sus, fino alla follia della metamorfosi finale ove tutto sarà svelato.

I corpi sembrano invece svanire insieme alle tute indossate dai personaggi, dando l’esatta impressione che il tessuto sia fuso con la pelle. Elemento non da poco, se si considera l’importanza di quest’ultime all’interno della storia. La femminilità è espressa in modo potente con forme generose e sensuali (Sus docet). La mascolinità è caratterizzata da tratti gentili ma non meno efficaci. I capelli sono disegnati in modo da seguire il movimento naturale, ovviamente con qualche eccezione. In generale, però, essi appaiono morbidi e incorniciano i volti in modo da essere quasi la ciliegina sulla torta, che conferisce “carattere” ai protagonisti. È come se fossero quasi un altro tratto distintivo, che ce li fa identificare.

La Shockdom ci accompagna in un’avventura ardita, dove il confine tra allegoria e metafora tende a diluirsi. Se i personaggi, difatti, sono allegorie di un aspetto umano, allora, tutto diventerebbe una metafora più ampia. Secondo tale logica la nave spaziale sarebbe un grande cervello, con ricordi, specificità e sinapsi pronte ad accendere le connessioni. E all’interno? Ovviamente si trova una naturale predisposizione per una scomoda convivenza, con tutti gli aspetti e il significato dell’essere uomini.

Perché leggere Second Skin? È presto detto: l’unione tra Cicciarelli e Spano ha realizzato un piccolo capolavoro che merita una continuazione, senza dubbio. Con l’opera si è proiettati in viaggio interiore, dove non esistono certezze. Sfumati tutti i confini, alla fine, ciò che resta è quest’attaccamento profondo all’umanità, incapace di essere anestetizzata e che esplode, viva, tra le pagine del fumetto.

VOTO
  • Second-Skin

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