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THE GATHERER – Recensione

Nel 1917 H.p Lovecraft pubblico il primo di una lunga serie di racconti che, con il passare degli anni, avrebbero creato il Pantheon di orrori cosmici conosciuti oggi come “I miti di Chtulhu”. Con il suo lavoro, il solitario di Providence, ha contribuito in maniera preponderante alla creazione di un’universo fantastico e oscuro che ha influenzato milioni di persone, e prendendo un posto d’onore nel mondo nerd assieme alla sua creatura più famosa.

Da quei racconti sono scaturiti sia sequel (di dubbia qualità) firmati da autori attivi in quegli anni e con cicli facilmente dimenticabili. Opere derivative, anche moderne, che hanno preso spunto proprio da quei famosi racconti ma con esiti molto meno brillanti o degni di nota.

THE GATHERER tuttavia non fa parte di questi anche se dalla lettura della trama si potrebbe pensare il contrario. Ovvero, l’ennesimo sforzo di autori che hanno poche idee e quindi attingono a piene mani da un universo conosciuto e amato, in costante crescita ancora oggi e, sempre pieno di idee da sfruttare con premesse scontate.

Ma la realtà è ben diversa e THE GATHERER, fin dalle prime battute, vi farà capire che ha una sua personalità ben precisa. Gli scrittori Emiliano Pinto e Emilia Pedrazzoli non rifilano il solito polpettone quindi, ma una pietanza a parte, con uno stile fresco e unico.

La storia è semplice ma efficace. Nel 1988 un meteorite si schianta sulla terra con il suo passeggero, e fin da subito facciamo la conoscenza del protagonista principale della serie, ovvero un parassita alieno alla disperata ricerca di un ospite in cui potersi sviluppare. Lo troverà nella figura di un senza tetto conosciuto come “professor apocalisse” ex professore di fisica quantistica caduto in disgrazia.

Nel mentre, una donna entra in un appartamento e deruba una persona che si scoprirà essere sua consanguinea. Dopo essere stata scoperta l’uomo, ubriaco e rabbioso, ingaggerà un violento litigio con la ragazza. La lite finirà male portando la ragazza ad un evitabile fuga, verso lidi più sicuri.

La storia si presenta come un horror dalle tinte gialle tipicamente Lovecraftiane ma Emiliano Plissken ci tiene a far conoscere la “sua voce”. Forte di una scrittura abbastanza solida e decisa per un esordiente dimostra che, nonostante le influenze, c’è molta farina del suo sacco.

Gli eventi si susseguono in maniera frenetica, quasi fulminea, come, ad esempio, la scena della donna nella casa del padre. Con due sole vignette e poche battute ci fa capire che la situazione tra i due è tesa, drammatica, e che potrà solo degenerare velocemente. La violenza è lapidaria, senza inutili belletti, frasi che avvisano il lettore e altri sotterfugi narrativi.

I personaggi sono un po’ sui generis proprio per sottolineare la natura degli stessi. Alienati o disperati l’empatia non è immediata, ma con l’andare avanti nella letture queste cose spariscono e “nell’economia della storia”, acquista un peso specifico relativamente insignificante visto che sarete troppo occupati a cercare di capire cosa succederà nella pagina seguente. Un avviso; durante la lettura di questa opera porsi domande è inevitabile. E quelle stesse domande vi porteranno nel gorgo oscuro della storia dove s’intrecciano le vite del professore e della donna.

Cosa ci fa qui l’entità aliena? È solo un caso oppure era tutto premeditato?
Il parassita è davvero solo un organismo che segue il suo impulso primario, o c’è sotto un piano più ampio e oscuro?

Queste e altre sono le domande che il lettore si potrebbe porre durante la lettura. Questo è sintomo che la storia che si sta leggendo è trascinante e coinvolgente e che porta facilmente ad ignorare certe piccole leggerezze, visto che si è troppo impegnati a cercare di scoprire cosa succederà in seguito e dove l’autore vuole portarci.

A questo si aggiunge uno stile grafico che strizza l’occhio ai fumetti della Golden Age degli anni 80’s, riadattati in chiave moderna senza tralasciare l’effetto nostalgia. Il duo Cabrol, Estevez hanno saputo unire i loro stili – che funzionano all’unisono – per creare atmosfere e situazioni orrorifiche degne di un film Horror d’autore. Per alcuni di voi, certe trovate stilistiche ricorderanno molto da vicino il disegno di Darick Robertson ai tempi di Transmetropolitan, ma i due mostrano una padronanza del segno, dei neri e delle inquadrature del tutto personali e, così come i testi, dotati di una forza e una personalità propria.

Quello che si sta leggendo è una storia oscura, sporca, terrificante e i due disegnatori ci mettono tutto il loro impegno e la loro arte nel ricordarti che i personaggi, i luoghi e le situazioni ritratti in questo fumetto appartengono ad una dimensione al limite della società, della moralità e – molto probabilmente – anche al limite dell’umanità.

THE GATHERER è una lettura consigliatissima a chi non ha paura di immergere le proprie mani nella sporcizia e nel degrado. Fare questo significa poter godere di una bella storia che non delude e promette davvero bene. Leviathan Labs è una felice scoperta per chi, come me, è stanco dei prodotti mainstream e invece vuole qualcosa di particolare e ricercato, con un occhio che guarda al passato, ma che senza farsi influenzare eccessivamente sa usare i propri mezzi e le proprie risorse investendo in una storia semplice, ma non per questo banale e insipida.

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