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X-Men: Giorni di un futuro passato – Recensione

X-Men Giorni di un futuro passato

X-Men: Giorni di un futuro passato – Recensione

Per diventare un capolavoro non è necessario essere tremendamente lunghi e dispersivi.

Questo concetto era già ben chiaro a Chris Claremont e John Byrne quando, agli inizi degli anni ’80,  scrissero ed articolarono in solo 2 numeri una delle storie più iconiche ed evocative delle saghe dei Mutanti, ossia X-men: Giorni di un futuro passato.

I mutanti vengono segregati in campi di concentramento e braccati dalle Sentinelle, e solo un pugno di X-Men sopravvissuti può lottare per la salvezza. Inoltre, torna finalmente disponibile in questo volume, dopo oltre due decenni, Giorni di un futuro presente!

Prima di addentrarci nel cuore della storia, è doveroso sottolineare la vera forza di quest’opera, ovvero una trama semplice ma tremendamente efficace.

Mala tempora currunt in un futuro distopico e tetro per coloro che sono nati con il gene X.

Dall’assassinio del Senatore Kelly avvenuto il 31 Ottobre 1980 da parte della Confraternita dei Mutanti malvagi, guidata dalla mutaforma Mystica/Raven, si susseguono una serie di eventi, su tutti, l’ascesa al seggio presidenziale nel 1984 del candidato anti mutante.

Successivamente, la dichiarazione di incostituzionalità da parte della Corte Suprema, il Governo Americano ha risposto con la costruzione in larga scala delle Sentinelle (robot alti 15 metri e dotati di ogni armamentario possibile, e già nemesi storica della squadra di Xavier).

Lo scopo di queste è l’eliminazione totale dei mutanti e il contenimento dei pochi sopravvissuti all’interno di veri e propri campi di concentramento. Siamo nel 2013 e molti mutanti iconici non esistono più. Ma non solo! Supereroi e supercriminali sono stati eliminati nel nome della supremazia della razza umana.

Adesso la società americana è gerarchicamente suddivisa in 3 classi: Se la posizione primaria della società è occupata dalla razza umana, alla quale è garantito il predominio del Paese e la facoltà di procreare, ben diversa è la condizione degli “anomali”. Le persone comuni con un potenziale genetico vengono tollerati e gli viene proibito di creare una nuova vita.

Il gradino più basso della società è infine ricoperto dalla razza mutante, alla quale non solo non è consentita la facoltà di procreare, ma nemmeno il diritto alla vita. Infatti, come detto precedentemente, i pochi sopravvissuti al genocidio sono costretti a vivere nei campi di contenimento.

E’ facile intuire come questa situazione sia diametralmente opposta a quella narrata nel maxi crossover  “Era di Apocalisse”; contesto in cui era il dispotico En Sabah Nur (e con lui la razza mutante) a regnare sul continente nordamericano.

La supremazia del genere umano non solo si manifesta con la previsione dei campi di concentramento, ma anche con l’imposizione ai pochi mutanti rimasti di uno speciale collare che inibisce la manifestazione di ogni loro potere mutante, e con essa la minaccia di una loro ribellione.

In questo contesto drammatico pochi sono gli X-Men superstiti. Oltre a Kate il gruppo è composto da Tempesta, Colosso, un fuggiasco Wolverine e un Magneto ormai malridotto. A questo gruppo – abbastanza scarno – del futuro si aggiungono Franklin Richards, figlio di Mr. Fantastic e Sue Storm, e la telepate Rachel.

Il piano di azione del gruppo è semplice nel concetto ma disperato nell’esecuzione: occorre viaggiare nel tempo e scongiurare l’assassinio del senatore Kelly, in modo da impedire che il clima di odio e di repressione nei confronti della razza mutante non si polarizzi nel presente come realtà.

Differentemente dalla trasposizione cinematografica del 2014, colei che dovrà viaggiare nel tempo è Kate Pryde (e non invece l’artigliato canadese). La scelta ricade quasi obbligatoriamente su Kate, in ragione del fatto che, all’epoca dell’assassinio, la versione giovane di se stessa non era ancora in grado di difendersi dagli attacchi telepatici.

Con l’aiuto di Rachel, la sua coscienza viaggerà sugli eoni del tempo per poi confluire all’interno del corpo di Kitty. Da lì si unirà al più numeroso gruppo di X-Men del passato per salvare la vita al senatore Kelly e, di riflesso, all’intero genere mutante.

Ma una domanda sorge spontanea: Può il futuro essere cambiato, oppure il destino dei mutanti rimane comunque segnato?

La risposta vi giungerà soltanto dopo aver letto l’ultima pagina della storia.

Il gruppo di eroi del futuro è consapevole che l’interferenza temporale potrebbe non sortire alcun effetto nella loro epoca, ma potrebbe creare una linea temporale parallela e differente.

All’elemento del viaggio nel tempo (con annesse e connesse interferenze e conseguenze temporali), gli autori associano anche un concetto di  “linee temporali differenti” (e quindi di “multiverso”) che non solo influenzerà le storie – future – della Casa delle Idee, ma aprirà la strada anche nella letteratura e nel cinema dell’epoca.

La narrazione è piena di mordente. I toni drammatici e disperati vengono accompagnati dall’espressività dei personaggi, nonché da disegni convincenti e ricchi di dettagli. Efficace, seppur fugace, è la caratterizzazione psicologica del nostro manipolo di eroi.

Se da un lato, nella loro versione futura abbiamo un Wolverine che conserva la sua caparbietà e la sua immutabile ferocia in combattimento, dall’altro abbiamo personaggi come Colosso e Tempesta diventati più duri e spietati. Palpabile dal lettore è la contrapposizione tra le due versioni di Kitty/Kate. Da una parte la giovane Kitty, ingenua e inesperta e dell’altra, la tristezza e la consapevolezza dell’adulta Kate.

Seppure sia molto breve, X-Men: Giorni di un futuro passato, rimane ancora oggi una delle storie più interessanti e affascinanti dell’universo X. La discriminazione e la repressione razziale, vengono trattate con una narrazione piacevole e arricchita dall’utilizzo dell’espediente dei viaggi del tempo. Ovviamente il tutto, contornato da magnifici disegni. Opera imperdibile per ogni X-fan che si rispetti.

VOTO

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